Il forzaleghismo al test ballottaggio: la sfida ai democratici in 4 punti

Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo

La manifestazione che si è svolta ieri a Bologna ha saldato l’intesa tra Lega e Forza Italia. Tra Salvini e Berlusconi. Nonostante le incertezze delle ultime settimane, quando pareva che Berlusconi non avrebbe partecipato. Nonostante le polemiche interne ai partiti, soprattutto in Forza Italia. Nonostante tutto: Salvini e Berlusconi si sono presentati insieme. A marcare l’identità del Soggetto Politico Forza-leghista. O, meglio, Lega-forzista. Perché molti commentatori hanno visto in questa manifestazione una sorta di sottomissione di Berlusconi e di FI alla “nuova” destra, riunita da Salvini a Bologna. Dov’era presente anche Giorgia Meloni con i suoi Fratelli d’Italia. D’altronde, Salvini aveva scelto di non esibire marchi, né bandiere di partito. Perché, come ha ribadito dal palco, a Piazza Maggiore: “Qui nasce qualcosa di nuovo guidato da noi”. E, quindi, da lui. Da parte sua, Silvio Berlusconi non pare intenzionato a farsi da parte. Ha, infatti, scandito, in modo inequivocabile:”Con Matteo, Giorgia e il ritorno di Silvio non ce ne sarà più per nessuno”. Sollevando fra i militanti presenti più di qualche dissenso. D’altronde, i rapporti fra i gruppi dirigenti e la base dei due partiti non sono mai stati particolarmente caldi. Troppo diversi, per storia e identità. La Lega: sorta come partito “dei” Nord. Radicato nelle classi popolari e nel lavoro autonomo. Indipendentista. Organizzata sul territorio. Identificata e rappresentata dalla figura del leader. Umberto Bossi.

LE TABELLE

Forza Italia. Partito “personale”, inventato e costruito da Silvio Berlusconi. A immagine del “capo”. Imprenditore mediale. Proprietario del principale gruppo televisivo privato. Oltre che di aziende del settore immobiliare, finanziario, pubblicitario. Forza Italia: ha attratto il voto dei ceti popolari, oltre che dalla piccola borghesia. Ma, soprattutto, ha occupato lo spazio lasciato vuoto dai partiti di governo dopo la fine della (cosiddetta) Prima Repubblica. Intercettando la sfiducia politica, diffusa in Italia, dopo Tangentopoli. Berlusconi. Ha coalizzato soggetti politici per molti versi lontani. Accomunati anche dal radicamento nel Nord. A Milano e nel Lombardo-Veneto. E dal sentimento (anti)politico. Berlusconi: ha canalizzato il voto dei “poli esclusi” (come li ha definiti Piero Ignazi). La Lega nel Nord, la Destra nel Sud. Li ha trasformati in maggioranza di governo. Per quanto instabile. Perché le componenti anti- politiche di questi gruppi dirigenti ostacolavano la “continuità”.

Lo stesso problema, in fondo, si ripropone oggi. Anche se molto è cambiato, da allora. La Lega di Salvini ha, ormai, raggiunto Forza Italia, sul piano elettorale (almeno, nei sondaggi). Soprattutto, a causa del declino di Berlusconi e del suo partito personale. Ma anche per l’ascesa, parallela, della Lega, che Salvini ha trasformato in un soggetto politico di destra. Personalizzato. Xenofobo e antieuropeo. Che mira a espandersi a Centro-Sud. “Noi con Salvini”. Una Ligue Nationale, sulle tracce del FN di Marine Le Pen. Anche se è difficile, per Salvini, affermarsi davvero su base Nationale. Perché, comunque, la storia nordista del suo partito gli impedisce di sfondare a Sud. E perché la Lega di Salvini è percepita dagli elettori come un soggetto anti-politico, più che politico. La nuova legge elettorale, l’Italicum, fatta approvare da Renzi, accentua queste difficoltà. Lo possiamo verificare dalle stime ricavate dal sondaggio di Demos di alcune settimane fa.

In caso di ballottaggio, infatti, la Lega Nord non sembra avere possibilità di successo. Risulta, infatti, distanziata di quasi 20 punti dal PD di Renzi. Il PdR. Oltre ai propri elettori, infatti, nel secondo turno potrebbe intercettare il consenso di 6 elettori di FI su 10. Mentre gli altri sceglierebbero il PdR oppure l’astensione. Otterrebbe, inoltre, il voto di quasi 3 elettori su 10 del M5s. E di un terzo di coloro che, al primo turno, si asterrebbero. Mentre raccoglierebbe poco o nulla dagli elettori dei partiti di Centro – e di Centro-Destra. Troppo poco per ambire alla vittoria. Lo scenario, però, cambierebbe in modo significativo se Salvini e Berlusconi, Lega e Forza Italia, si presentassero uniti. Sotto le bandiere del Lega-forzismo, parafrasando la formula coniata da Edmondo Berselli, circa dieci anni fa. Allora diverrebbero sicuramente più competitivi. Secondo le stime di Demos (ottobre 2015), il PdR sarebbe ancora avanti. Ma di poco: 52% a 48%. Ciò significa: una partita apertissima e incerta. Il maggiore differenziale di consensi, rispetto alla Lega solitaria, giungerebbe, appunto, dalla base elettorale di FI.

Il Nuovo Soggetto Lega-Forzista otterrebbe anche il 27% degli astenuti del primo turno. E “convertirebbe” un quarto degli elettori del M5s. Infine, esprimerebbe maggiore capacità di attrazione verso gli altri partiti di Destra e, in qualche misura, di Centro. Ma, al di là delle dinamiche dei flussi, contano le dinamiche politiche. La Lega di Salvini, come prima quella di Bossi, fatica a legittimarsi come soggetto di governo. A intercettare il voto dei moderati. A causa di un linguaggio e un messaggio sempre più estremi. Il contrario della strategia condotta da Marine Le Pen in Francia. Così, Berlusconi, per quanto indebolito, diventa, come in passato, un lasciapassare. Un “mediatore”. Perché è la figura che ha contrassegnato la politica italiana degli ultimi vent’anni. Il Berlusconismo: il marchio di un’epoca che continua, ancora oggi, a proiettare i suoi riflessi.

Naturalmente, si tratta di un passaggio complicato. Anche se i due partiti condividono circa metà del loro bacino di simpatizzanti, non
è detto che farli marciare dietro alla stessa bandiera e allo stesso leader possa funzionare. Oggi, questa via è intrapresa non per confidenza, ma per – reciproca -convenienza. Per “stato di necessità”. Domani è un altro giorno: si vedrà.

La Repubblica