Il derby non risolve nulla: Milan scialbo, rimpianti Inter

INTER_MILAN_0-0

La poesia di Inter-Milan è tutta nei versi delle coreografie. I gol che due squadre poco inclini allo spettacolo riescono a segnare vengono annullati, ma dopo lo 0-0 dalla Torre del Filarete, quella che domina il Castello Sforzesco simbolo della città e immortalata in Curva Nord, andrebbe buttato giù più Inzaghi di Mancini.Certo, i tifosi nerazzurri farebbero cadere soprattutto l’arbitro Banti: al 27’, della ripresa, dopo il quarto fischio a sfavore consecutivo, parte la pañolada, ma in nessuno dei casi c’è la certezza dell’errore, pur restando il forte dubbio sul mani di Antonelli in area su tiro di Hernanes. Al di là delle proteste, però, l’Inter avrebbe meritato la vittoria semplicemente perché l’ha cercata, andandoci anche molto vicino, al contrario del Milan salvato da Diego Lopez. A Milano lo chiamano ciapanò: l’unica possibilità di coltivare flebili sogni d’Europa era vincere, ma dopo quello dell’andata viene fuori un altro pari.

NOIA — Inventarsi qualcosa è sempre la migliore ricetta per uscire dalle crisi: Mancio e Inzaghi, poveri loro, devono farlo con un materiale a disposizione che non è esattamente di primissima scelta. Così il tecnico nerazzurro regala il debutto da titolare al 18enne Gnoukouri, quello rossonero ci prova con Suso, oggetto misterioso fino a due settimane fa, poi rilanciato da due gol in amichevole contro la Reggiana. Il ragazzino ivoriano è una delle belle facce della volitiva Inter del primo quarto d’ora nella quale anche Kovacic sembra ispirato da mezzala edHernanes, preferito a Shaqiri, crea un po’ di scompiglio tra le linee scaldando anche le mani di Diego Lopez all’11′. La spinta dei nerazzurri, però, si esaurisce troppo presto: nel momento in cui il centrocampo non recupera in fretta il pallone, a Icardi e Palacio non arrivano più rifornimenti ed è notte fonda. L’altro debuttante, Suso, non incanta, ma almeno effettua i primi due tiri del Milan e piazza il cross che al 29’ porta al gol giustamente annullato per fuorigioco (di De Jong) al redivivo Alex, in campo dal 1’ dopo un mese e mezzo di panchine. Ma i rossoneri, più coperti con Poli a centrocampo e Bonaventura nel tridente (ma spesso sulla linea dei mediani), non combinano granché anche perché Menez, tornato falso 9, sembra in una delle sue giornate di scarsa gloria. E al di là delle scarse note di cronaca, che già di per sé rappresentano un dato, è l’assenza di idee collettive e iniziative individuali a dare il marchio di povertà al derby.

PROTESTE — Inzaghi capisce che può osare di più e senza cambiare interpreti chiede alla squadra di avanzare il baricentro dopo l’intervallo, ottenendo l’effetto contrario a quello desiderato: l’unico merito del Milan nel primo tempo era stato quello di mantenere le linee corte lasciando pochi spazi agli avversari, a inizio ripresa rischia sulle rapide ripartenze dell’Inter che trova buchi nella trequarti rossonera. Così, prima Palacio segna a gioco fermo (fuorigioco di Icardi), poi trova sulla sua strada Mexes reclamando un tocco con il braccio e infine commette fallo su Antonelli prima che Mexes combini un pasticcio clamoroso segnando un autogol che per sua fortuna l’arbitro annulla. Ma nel mini-ciclo delle recriminazioni nerazzurre c’è anche il già citato mani di Antonelli su tiro di Hernanes: involontario, ma il braccio è largo. Il Milan, però, va in bambola e l’Inter colleziona occasioni: Bonaventura salva sulla linea un colpo di testa di Ranocchia, Diego Lopez salva prima su Juan Jesus, poi una deviazione da due passi di Palacio, infine Icardi calcia a lato da buona posizione. Lo 0-0 sta stretto all’Inter e non serve a nulla neppure al Milan. Milano, in ogni caso, non esce dalla crisi.

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