Il debutto di Expo governo in campo: pronti a tutto contro i sabotaggi

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Da paradigma della corruzione a grande opportunità. «Se saremo bravi, i 184 giorni di Expo saranno la dimostrazione delle grandi ambizioni dell’Italia», dice Matteo Renzi. Di fronte ai ”Sette palazzi celesti”, spettacolare installazione di Anselm Kiefer metafora di un futuro possibile, il premier lancia la volata verso la grande esposizione universale e avverte: «Qualsiasi tentativo di boicottaggio sarà fermato con ogni mezzo».
«SIAMO IN CRESCITA»
Per l’Italia il 2015 «è un anno felix, fertile», in cui «ci sono tutte le condizioni per tornare a correre». Finalmente «dall’Europa qualcosa si muove: la comunicazione sulla flessibilità, il piano degli investimenti, le misure della Bce». Anche per questo «sforzo pressante il rapporto fra euro e dollaro è tornato nei canoni della normalità che aiuta le nostre imprese. Se a questo si somma la crisi del petrolio, le condizioni economiche internazionali ci lasciano un anno di opportunità». E i provvedimenti del governo, come l’eliminazione del costo del lavoro dall’Irap, «non lasciano più alibi a nessuno». Renzi sprona alla fiducia davanti alla platea di 500 tecnici e industriali, nove ministri e i rappresentanti dei 140 Paesi presenti all’Expo. E si fa garante dell’evento: «Se c’è una minoranza che pensa di poter bloccare la Turandot noi siamo pronti a tutto, anche a misure normative per non cominciare con una figuraccia internazionale», mette in guardia chi minaccia di far saltare l’opera che il 1 maggio alla Scala inaugurerà l’esposizione. E’ un’immagine che «non appartiene alla stragrande maggioranza degli italiani: credo che su questo persino i sindacati siano d’accordo e ciò costituisce un elemento di novità». La «decrescita felice ci è bastata – aggiunge – ora siamo in crescita ma, per citare la Turandot, nessun dorma».
NO ALLA SPECULAZIONE
Se il presidente del Consiglio incoraggia, Papa Francesco sferza: «No a un’economia dell’esclusione e dell’iniquità. Questa economia uccide», afferma nel suo videomessaggio. Oggi, secondo Bergoglio, viviamo nel paradosso dell’abbondanza: «C’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare». Perciò una delle «scelte prioritarie» è «rinunciare all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria». Non è possibile, ammonisce il Pontefice, che «non faccia notizia un anziano assiderato e lo sia il ribasso di due punti in Borsa: è il frutto della legge di competitività per cui il più forte ha la meglio sul più debole».

Il Messaggero