«Il copilota aveva tendenze suicide ma era stato curato»

Andreas Lubitz

Prima del 2008, anno in cui cominciò a Brema con Lufthansa il corso per diventare pilota di aerei (concluso nel 2013) Andreas Lubitz era stato sottoposto a un trattamento medico per tendenze suicide.
LUNGO TRATTAMENTO
A riverlarlo è stata ieri il procuratore di Düsseldorf Cristoph Kumpa. «Molti anni prima di cominciare la carriera professionale Lubitz era stato classificato come a rischio suicidio e per questo aveva seguito per un lungo periodo un trattamento psicoterapeutico. Trattamento che era stato comunque concluso prima dell’inizio del percorso che lo ha portato alla licenza di volo professionale». «Nel periodo successivo – ha poi aggiunto un portavoce della Procura – fino alla fine, ci sono state altre consultazioni mediche e certificati di malattia senza diagnosi di tendenze suicide o tendenze aggressive verso terzi». Esclusa anche l’ipotesi di una degenerazione della retina. L’ufficio della Procura ha infine precisato che nelle perquisizioni effettuate in casa di Lubitz e dei suoi genitori non sono stati trovati né lettere in cui si annuncia il suicidio né rivendicazioni di responsabilità rispetto a quanto voluto mettere in atto».
Ma, come riportano i media tedeschi, Andreas Lubitz nel 2009 ebbe a che fare con un serio problema di depressione sottoponendosi a un trattamento per un anno e mezzo che lo costrinse a sospendere per alcuni mesi il suo corso di pilota. Ma questo non gli pregiudicò il cammino per concludere la sua formazione e diventare co-pilota nel 2013.
CARTELLE CLINICHE
Ieri la clinica universitaria di Düsseldorf ha consegnato alla Procura le cartelle cliniche di Andreas Lubitz. A riferirlo è stato un portavoce dell’ospedale dove il 27enne co-pilota sarebbe andato alcune settimane fa per il «chiarimento di una diagnosi» di cui però non sono stati forniti ulteriori dettagli e nemmeno in quale reparto sia stato. Tra febbraio e il 10 marzo, Lubitz sarebbe stato almeno in tre occasioni in strutture mediche. La scorsa settimana, l’ospedale aveva però smentito che il co-pilota fosse stato curato nella clinica per depressione.
Intanto sul luogo del disastro, avvenuto la mattina del 24 marzo, i soccorritori sono riusciti a prelevare il Dna di 80 delle 149 vittime (150 con Lubitz). Il maltempo però sta frenando le ricerche, bloccando a terra gli elicotteri e costringendo i soccorritori a raggiungre a piedi il luogo dell’impatto. Da lunedì prossimo, però, dovrebbe essere pronta la “strada”, esclusivamente per veicoli 4×4, che le ruspe stanno tracciando. Oltre a recuperare tutti i corpi, i soccorritori stanno anche cercando di individuare la scheda-memoria della scatola nera contenente i dati del volo. Ma il fatto che finora non siano stati inviati i segnali che lo strumento lancia per la sua individuazione starebbe a significare che potrebbe aver subito gravi danni e quindi risultare incapace di far leggere i dati registrati durante quei 31 minuti di volo regolare e quegli ultimi 8 minuti maledetti in cui Andreas Lubitz è stato assalito e guidato contro la montagna dai fantasmi che teneva nascosti.

Il Messaggero