Il congedo di Napolitano: «Il futuro dipende da noi»

GIORGIO NAPOLITANO 2

Tutto è pronto per l’ora del grande commiato. Giorgio Napolitano ha limato fino all’ultimo il testo del messaggio che stasera (alle 20,30 a reti unificate) rivolgerà in tv agli italiani per i tradizionali auguri di buon anno. Ma soprattutto per spiegare le ragioni che – dopo aver accettato nell’aprile dello scorso anno la reinvestitura al Colle – lo inducono ora a considerare concluso il suo compito e a rassegnare (verosimilmente tra due settimane) le dimissioni.
IL FILO DIRETTO

In verità, gran parte di quelle ragioni sono note e dipendono anche dall’età avanzata del Presidente. Tuttavia Napolitano vorrà riprendere probabilmente quel filo diretto con i milioni di connazionali che hanno visto in lui, negli ultimi otto anni, un punto di riferimento costante tra i marosi delle crisi economiche e politiche. Dunque il tono del messaggio sarà colloquiale nel segno di una continuità che si potrà riscontrare anche nell’aspetto scenico (il consueto studio alla palazzina e nella durata forse un po’ più breve dello scorso anno).
Tuttavia, pur essendo stato mantenuto un rigoroso riserbo dai suoi collaboratori sui temi che saranno affrontati, si presume che sarà un discorso «diverso» rispetto ai precedenti anche come approccio e impostazione.
E non solo perché questa volta Napolitano eviterà di delineare progetti o programmi per il prossimo anno ma perché presumibilmente vorrà tracciare un bilancio dei lunghi anni trascorsi al Quirinale e fornire indicazioni di fondo sulle prospettive del nostro Paese.
Sarà un momento delicato anche sul piano emotivo per chi come Napolitano ha dedicato un’intera, lunga, esistenza alla politica e alle istituzioni.Insomma: l’impostazione e la chiave di lettura del messaggio saranno improntate alla novità e saranno diverse rispetto al passato anche perché Napolitano non vuole ripetere agli italiani quello che ha detto negli ultimi interventi alle alte cariche istituzionali, al corpo diplomatico, al Csm o ai Lincei sulla «patologia dell’antipolitica». Certo non mancherà un check sullo stato di salute del Paese, sulle riforme istituzionali ancora in larga misura da completare. Ma su tutto dovrebbe prevalere un appello alla coesione sociale e la convinzione fiduciosa che il Paese – malgrado gli episodi di devastante corruzione – ha le forze morali per poter andare avanti e per imboccare finalmente la strada della ripresa economica. Anche perché il governo sta agendo concretamente in modo particolare sul tema del lavoro. Dunque: riforme e fiducia su tutto.
IL MONITO

«Il futuro dipende dall’impegno di noi tutti», dirà Napolitano. E’ possibile che non manchi – nel suo nono e ultimo messaggio agli italiani – qualche venatura di amarezza per gli attacchi subiti soprattutto nell’ultimo periodo dall’istituzione presidenziale e la riaffermazione del ruolo arbitrale e «super partes» del capo dello Stato anche a beneficio del successore.
Beninteso, Napolitano si guarderà bene dall’entrare nel merito di una scelta che competerà tra breve al Parlamento; ma potrebbe dare qualche indicazione sulla speciale necessità che ora le forze politiche sappiano mettere da parte gli interessi particolari e convergano su un personaggio di alto profilo.

Il Messaggero