IL CENTRO COLLASSA SUL CASO ALFANO, SI PREPARA L’INCIDENTE

ANGELINO ALFANO 1

All’ombra del caso Alfano collassa il “centro” della maggioranza. Roberto Formigoni sorseggia un caffè freddo, alla buvette del Senato: “Questa cosa qui di Alfano oggi ha rallentato un inevitabile chiarimento interno, ma a giorni dovremmo riunirci e io proporrò l’appoggio esterno. La nostra funzione nel governo è finita”. Otto i senatori di Ncd che vogliono voltare pagina, tra cui Peppe Esposito, legato a Renato Schifani e Azzollini. A cui aggiungere cinque senatori di Ala, “molto mossi”. E c’è un momento in cui sarà recapitato un segnale a Renzi, per fargli capire che nulla è più scontato e deve iniziare a trattare su vari temi, a partire dalla legge elettorale.

Il momento è quando arriverà in Aula, la prossima settimana, il ddl sulla riforma del bilancio degli enti locali. Pare uno dei tanti voti di routine, in verità è una votazione particolare, perché occorre la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, ovvero 161 voti.

È su questo provvedimento che i malpancisti preparano l’incidente. Per “mandare sotto” Renzi. Piano ben ponderato, perché gira la voce che “Renzi non aspetta altro per andare a votare in nome del ‘vogliono fermare il cambiamento”. Una linea che impaurisce come una pistola scarica. Un senatore centrista, dietro garanzia di anonimato, spiega la logica dell’incidente: “Il voto sulla riforma del bilancio è più di un voto normale, ma non è un voto di fiducia al governo. Che fa Renzi? Va al Colle? Mattarella gli risponderebbe: verifica se hai una maggioranza e lo rimanda alle Camere. Insomma, a sciogliere prima del referendum è impossibile. Renzi deve capire che deve trattare”.

Sembra tutto logico, razionale, ma il “centro” è una maionese impazzita. Fabrizio Cicchitto, in una delle mille riunioni, è sbottato: “Ma quale appoggio esterno. Qua si sono messi a giocare col fuoco. Se esci dal governo crolla la baracca, altro che storie. Anche perché a questi scienziati chi glielo ha detto che Silvio se li riprende?”. A Forza Italia hanno bussato Auricchio e Falanga di Ala. E Azzollini di Ncd, per rientrare. Mentre Schifani si muove su una prospettiva più articolata, di una alleanza di centrodestra. Finora da Arcore non sono arrivati grandi segnali. Per tanti motivi, che vanno dalla convalescenza del Cavaliere a considerazioni politiche più generali: “Non abbiamo alcun interesse – dice un big azzurro – a drammatizzare ora la situazione. Noi vogliamo che Renzi arrivi logoro al referendum di ottobre”.

Tra i Palazzi e il paese c’è una lontananza abissale. I 32 senatori di Alfano, cifra enorme per un partito dell’1 per cento, sono certi di non rientrare. Anche quelli di Verdini, che nel paese non esiste. Peppe Esposito non usa giri di parole: “Io qua non rientro. Posso dire quello che mi pare con grande libertà? Bene per me il sostegno al governo va tolto. Punto”. Nessuno si sente garantito perché “Alfano ha pensato solo alla sua poltrona e siamo un partito che non c’è”.

Il dato nuovo è la sensazione che la legislatura si allunga se vince il “No” a ottobre, non se vince il Sì. L’ex ministro Mario Mauro ragiona a voce alta: “Prima del referendum Renzi cerca un pretesto per andare a elezioni anticipate, per scagliarsi contro il Palazzo e dire: lo vedete, non vogliono farmi cambiare l’Italia. Ma non è facile sciogliere. Se perde il referendum Mattarella ci mette meno di venti minuti a fare un governo”. È quello il momento che suggerisce di aspettare Maurizio Lupi per riaprire la trattativa sulla nuova legge elettorale.

L’Huffington Post