Il Cavaliere: «Non mi illudo mi vogliono sulla graticola»

SILVIO BERLUSCONI 6

ROMA «Speriamo che non sia un modo per farci illudere e poi ci danno la mazzata». Silvio Berlusconi è così. Non può non tirare un sospiro di sollievo per la decisione di un giudice («C’è un giudice a Berlino», dice di solito in questi rari casi, quando un magistrato non gli fa del male e ieri il procuratore generale gli è stato favorevole) ma non può allo stesso tempo fidarsi dei suoi avversari storici, i togati «da cui mi aspetto di tutto e superano sempre in peggio le mie peggiori aspettative». Quindi non è tranquillo per il verdetto che il tribunale di sorveglianza emanerà tra cinque giorni o tra quindici o nell’intervallo tra le due date a proposito dell’affidamento ai servizi sociali a cui egli aspira. Per ora non può non vedere il bicchiere mezzo pieno del pronunciamento di ieri. «Ma la decisione che conta è quella che deve ancora arrivare – ragiona Berlusconi nella reggia di Arcore, parlando con i tre figli, Marina, Piersilvio e Barbara, che sono arrivati per dargli conforto nella giornata più lunga – e i giudici non possono impedire a un innocente di fare politica».

IL MIX
Speranzoso ma trattenuto, attendista ma tutt’altro che placato nelle sue ansie: eccolo il leader di Forza Italia. Non gli è piaciuto affatto il rinvio del verdetto su arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali: «Mi fanno stare sulla graticola. E ci impediscono di organizzarci per le elezioni Europee. Sarà un’agonia questa attesa, speriamo che sia breve». Il timore è che, se i giudici dicono la loro tra quindici giorni, lui ha perso quindici giorni di campagna elettorale. E sarebbe, agli occhi crepuscolari dell’ex Cavaliere, un modo per «falsare il voto». Ad Arcore c’è Giovanni Toti il quale, come tutti gli altri, ha tirato un sospiro di sollievo ma «il secondo tempo di questa partita deve ancora giocarsi». Francesca Pascale non poteva mancare ovviamente al fianco di Berlusconi nel D-Day e infatti lo coccola, lo assiste, lo rassicura, gli ripete che è innocente (e lui: «Sono un condannato innocente»), gli continua a dire che è una vittima (e lui: «Non si stancano mai di perseguitarmi») e che l’Italia in toga che lo ha troppo oltraggiato – incalza la fidanzata – stavolta non potrà crocifiggerlo perchè «c’è un limite all’ingiustizia». Ma questo limite Silvio non riesce proprio a vederlo. Intanto però la buona novella del parere favorevole del procuratore viene accolto nei saloni di Arcore con un urlo da stadio di Francesca («Sììììì!!!!»); gioisce l’assistente di lei e di lui, Maria Rosaria Rossi; arriva tra le prime la telefonata contenta ma ancora preoccupata per il dopo di Michaela Biancofiore; Toti sembra il più ottimista; e il padrone di casa esce dal suo pessimismo almeno per un po’ ma al pensiero positivo, quando ci sono di mezzo i giudici, mai si convertirà del tutto.

L’ULTIMO ROUND
«L’importante è che il verdetto del tribunale arrivi al più presto», ribadisce a cena Berlusconi: «Se tarda ad arrivare, sarebbe un’ingiustizia nell’ingiustizia». E ancora: «Prima sappiamo quale sarà la sorte che mi tocca, e sarà comunque una sorte che non merito, e prima possiamo cominciare davvero la campagna elettorale».
I problemi sulle liste sono tanti. Il clima generale nel partito è depressivo, e non aiutano le voci non confermate e futuribili di possibili abbandoni (direzione Alfano) di amici come Paolo Bonaiuti. «Molti esterni a cui abbiamo offerto la candidatura – spiega Silvio in serata – ci dicono di no o che ci vogliono pensare, proprio a causa del fatto che non sanno se io sarò in campo e come». Intanto sono arrivati ad Arcore gli avvocati e Ghedini è tutto contento: «Per ora la strategia del basso profilo, del parlare poco, ha pagato». Berlusconi ha dovuto ammettere che è vero. Intanto è arrivata la telefonata della super-colomba Confalonieri – «Mi sembra sia andata benino», e Silvio: «Ma l’umiliazione resta e anche se mi daranno i servizi sociali sarà un sopruso orribile e immeritato» – e Fidel ieri era a Roma ed è stato visto sotto Palazzo Chigi.
Le colombe del berlusconismo hanno vinto il primo round, sia pure quello meno importante in questa partita politico-giudiziaria. E dunque la strategia del silenzio da parte di Silvio dovrà continuare, per cinque o per quindici giorni, ma lui non vive questa condizione in maniera naturale. Dovrò mordermi la lingua. Servirà?

IL MESSAGGERO