Il Cavaliere: furioso e disgustato ma se attacco rischio San Vittore

BERLUSCONI

ROMA Due ore filate per dichiararsi «disgustato, furioso» per le rivelazioni dell’ex ministro americano Timothy Geithner. E per dirsi «molto preoccupato per quello che sta succedendo in Italia». E a riprova che le sue dimissioni, nel 2011, furono provocate «dal complotto ordito dalla troika», prende a testimone l’ex primo ministro spagnolo Zapatero «che mi disse come ormai era noto che sarei stato sostituito con Monti».

LA COMMOZIONE
Si commuove mentre parla, anche se ripete di «essere contento di accudire gli anziani, come fece mia madre Rosa». Poi però si lamenta di «non avere più il passaporto e non poter più andare all’estero», ma soprattutto di «non poter attaccare la magistratura e il Capo dello Stato, altrimenti rischio i domiciliari, o peggio il carcere di San Vittore». Silvio Berlusconi parla a valanga a Roma per sostenere la candidatura di Antonio Tajani alle elezioni europee del 25 maggio e torna a denunciare «i quattro colpi di Stato che hanno stravolto la politica italiana».
L’ex premier calca la mano, definendo la «situazione attuale peggio di quella del 1992». E non esita a definirsi «deluso, disgustato ma anche furioso» non solo «per quanto fatto da Renzi ma anche per quello che è accaduto», riferendosi alle parole di Geithner: «Ieri un ministro della prima amministrazione di Obama ha fatto affermazioni, che lasciano pochi dubbi, in cui ha raccontato come nel G20 di Cannes per due volte Merkel e Sarkozy convocarono una riunione che aveva una finalità e cioè far sì che nostro paese fosse colonizzato e con la sospensione del potere del governo lasciato alla Troika».

LE RIFORME
L’ex Cavaliere è un fiume in piena, torna a chiedere l’elezione diretta del Capo dello Stato: «Basta con queste elezioni di presidenti della Repubblica che avvengono di notte dopo che a scegliere sono i soliti quattro segretari dei partiti». Berlusconi si sente perseguitato e vittima di un complotto di cui fa parte anche la sinistra che da «20 anni prova a togliermi di mezzo». L’esempio che cita è quello della legge sulla par condicio: «Fatta contro di me». Non solo. Ancora una volta avverte Renzi che «se le sue riforme non ci piaceranno, non le voteremo». Sarà pure campagna elettorale, ma si capisce che il leader forzista, visti i sondaggi deprimenti, decide di fare la faccia feroce «per riportare i moderati al voto».
E, in effetti, quando tocca le corde della «giustizia a orologeria» e del «complotto ordito ai miei danni per non permettermi di governare», la platea risponde entusiasta. Parla anche del finanziamento ai partiti, demolendo Mani pulite che sgominò Tangentopoli: «Chiedevamo soldi agli amici per finanziare la politica, ma hanno deciso che era reato e così è nata Tangentopoli».

IL GOVERNO
L’ex premier torna poi a fare una previsione sulla durata della legislatura, convinto com’è che questo governo non avrà vita lunga. D’altronde, argomenta Berlusconi, «non credo proprio che Renzi durerà fino al 2018, credo invece che si voterà tra un anno, un anno e mezzo al massimo. Perciò dobbiamo prepararci per tempo per riconquistare il voto degli elettori moderati». Lo strumento è sempre lo stesso, i club, anzi «le comunità», sul modello americano con «i missionari e le missionarie della libertà che, seggio per seggio, dovranno convincere gli indecisi, gli astenuti e i seguaci di Grillo».

IL MESSAGGERO