Il Cav dà la carica. Ma la piazza non si scalda

BERLUSCONI

C’è una prima volta per tutto, anche per un Berlusconi fischiato dalla piazza. A lui, mattatore della folla, non era mai capitato. Una tragedia annunciata. Il Cav ha tirato dritto, mentre quelli che lo avevano sconsigliato di andare a Bologna masticavano amaro, e si è consolato concedendosi una bruschetta con mortadella.

«Stando insieme con Matteo, Giorgia e Silvio vinceremo», ha affermato ieri sul palco a piazza Maggiore il Cavaliere con completo blu e camicia blu senza cravatta. La folla trema, ondeggia, da una parte ci sono quelli per cui «Silvio è sempre Silvio», dall’altra ci sono i padani duri e puri che di Berlusconi non ne vogliono più sapere. Il Cav inizia parlando degli avversari: il duce, riferendosi a Renzi («Se le riforme passeranno – ha detto – il Pd avrà un solo duce»). Subito dopo evoca Hitler, Beppe Grillo. «Se non saremo uniti, alle prossime elezioni – ha ammonito Berlusconi – ci sarà il ballottaggio tra Pd e M5s».

Il rimedio per questa situazione è chiaro: «Sono qui anche per dire ai miei compagni un bravo assoluto – ha aggiunto il Cavaliere – Bravissima Giorgia Meloni scatenata, inarrestabile, convincente e bravo naturalmente Matteo Salvini che ha portato la Lega dal 4 per cento al più del 14 per cento. Complimenti, congratulazioni vivissime ed è quello che consente a noi del centrodestra di guardare al futuro con ottimismo». Fdi, ha sottolineato, è passato «dal 2 al 4 per cento. La loro crescita adesso dà la garanzia con il ritorno di Silvio in campo alla guida di Forza Italia di superare tutti insieme il 40 per cento e di vincere le prossime elezioni conquistando il premio di maggioranza in Parlamento».

Non è mancato l’attacco alle toghe: «Magistratura democratica è una specie di partito dentro la magistratura. Si sono dati una missione: il popolo ha diritto alla democrazia, ma la democrazia, il popolo, c’è solo se al potere c’è un partito socialista di massa». Berlusconi ha promesso anche «la chiusura della piovra cattiva che si chiama Equitalia». E ha presentato il suo programma: «Meno tasse, meno Stato, meno Europa che – ha detto Berlusconi – ho regalato a Matteo e a Giorgia» e che «dovremo discutere». E ancora: «A casa chi cambia partito». Poi ha iniziato a interagire con la folla, chiedendo di rispondere: «Possiamo fidarci della giustizia in Italia con sentenze che arrivano dopo 20 anni?». Ma il suo discorso si era un po’ prolungato, Salvini attendeva accanto a lui di poter parlare e dai leghisti duri e puri sono arrivati i fischi, qualche grido isolato «Berlusconi a San Vittore» e poi il coro: «Matteo, Matteo». Il Cavaliere non ha fatto una piega, ha consegnato il foglio con il programma a Salvini e ha salutato: «Viva Matteo, viva Giorgia, viva Forza Italia».

Paolo Romani, uno di quelli contrari a questa partecipazione, che per questo non doveva esserci e invece c’era, ripeteva ai suoi: «Avete visto? Era meglio non venire. Ora sarete contenti». Ma il vecchio leone Silvio ha incassato anche questa ed è andato a pranzo con i fedelissimi: Nunzia De Girolamo, Anna Maria Bernini, Stefania Prestigiacomo, Licia Ronzulli, Deborah Bergamini, Toti, Brunetta, lo stesso Romani, il giovane aspirante sindaco Bignami, la Santanché, che è rimasta solo qualche minuto. In molti, nella piazza e non solo, mormoravano: «Berlusconi è finito». Ma a lui di certo non è passato l’appetito: in onore di Bologna ha mangiato un gran piatto di tortellini, poi, forse in ricordo di Prodi, bruschetta con mortadella; per finire gelato al pistacchio e torta di riso.

Il Tempo