Il calcio divide i due Papi Pronti a tifare davanti alla tv

PAPA

La tensione corre sul filo. O, per meglio dire sulla strada che dalla Domus Sanctae Marthae, dove Papa Francesco risiede, percorre tutto il retro della Basilica di San Pietro e poi si inerpica in salita verso il Monastero Mater Ecclesiae, dove è il Papa emerito Benedetto XVI. Argentino il primo, tedesco il secondo. Il primo appassionato di calcio, il secondo noto soprattutto per delle bellissime riflessioni sul calcio ad una radio bavarese nel 1974, ma di certo non uno sportivo. La finale dei mondiali si gioca anche in questi metri che separano il Papa e il Papa emerito.

Dei Papi si dice che tifano sempre per il migliore, perché non hanno una nazione di appartenenza e soprattutto perché devono rimanere super partes. E Papa Francesco avrebbe promesso a Dilma Roussef, presidente del Brasile che gli si era presentata in visita ufficiale con una maglietta della nazionale brasiliana in dono, che si sarebbe mantenuto neutrale. Ma in fondo, una finale mondiale è una finale mondiale. E allora magari i due Papi si metteranno entrambi davanti allo schermo televisivo. A meno di clamorosi inviti, ognuno a casa sua. E tiferanno per la nazione da cui provengono.

Papa Francesco amava andare allo stadio, tifava e tifa per il San Lorenzo (una squadra, tra l’altro, fondata da un salesiano) e c’è da scommettere che vedrà la partita in tv, e patirà per l’Argentina. Avrebbe voluto anche andare a vedere all’Olimpico l’amichevole tra Argentina e Italia giocata lo scorso 14 agosto, e lo disse anche alle due squadre che andarono in udienza da lui prima di incrociare i tacchetti in campo.

Benedetto XVI non è uno sportivo, è un uomo che si dedica di più ai libri. Ma non è nemmeno digiuno dallo sport, ne ha scritto, lo osserva, a volte guarda le partite in compagnia del suo segretario. Nel 2006 le sue vacanze in Valle d’Aosta cominciarono l’11 luglio, due giorni dopo la finale di Berlino che incoronò l’Italia campione del mondo, mentre la nazionale di casa (e anche patria di Benedetto) aveva ottenuto un terzo posto, battuta in semifinale proprio dagli azzurri. Benedetto da vero sportivo commentò: «Il terzo posto mi sembra un buon risultato. La Germania è nel mio cuore, ma amo anche l’Italia perché vivo qui da tanto tempo».

Ma anche in Curia ci si prepara all’evento. Appassionatissimo di calcio è il sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu, che già aveva confidato che avrebbe cercato di vedere tutte le partite possibili. Come appassionatissimo di calcio è il cardinal Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione dei Religiosi, che ha un passato come terzino sinistro e il Brasile nel cuore. E giocava a calcio anche il cardinal Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che amava spaziare da centromediano. Per chi tiferanno gli uomini di Curia? La risposta diplomatica è che tutti tifano «per lo sport». La verità è che ciascuno ha la sua simpatia particolare. Ma parlarne, di questi tempi, con questa finale, sembrerebbe quasi dichiarare di tifare per Benedetto o per Francesco.

IL TEMPO