Il Brasile lancia il Mondiale «supplementare»

Jürgen_Klinsmann_2005

Lo scandalo del Camerun con la Croazia, il morso di Suarez, i tuffi di Robben, il mondiale sarebbe anche questo se non ci fosse il resto.

Il resto è molto, roba buona, di grandissima qualità, spettacolo e sostanza, merce rara in un football che sembrava decadente e decaduto. L’equilibrio massimo di risultati, l’epilogo ai supplementari, in parallelo all’alto numero di gol, conferma come questo torneo stia smentendo le voci di dentro e cattive della vigilia: stadi non completati, drammatica situazione sociopolitica, minaccia di attentati. 
Il calcio, come sempre, cancella le paure e regala sogni, così è stato per le africane che poi si sono risvegliate, così per l’Italia di Prandelli che ha preferito sognare un giorno soltanto, contro l’Inghilterra, offrendo un fotogramma esemplare della propria arroganza e ignoranza: Balotelli abbandona il campo, dopo il gol agli inglesi, portando l’indice ritto dinanzi al naso, a zittire chi? Che cosa? Perché? Ma è un film già visto e da spedire al macero. 
Meglio godersi il festival dei quarti di finale, le quattro nazionali europee che riequilibrano la sfida dopo la disfatta di Italia-Portogallo-Spagna-Inghilterra-Croazia-Bosnia-Grecia. Il Belgio è l’ultima ad avere superato l’esame, sempre in extremis, nei supplementari contro la nazionale di Klinsmann, gli Stati Uniti d’America esaltati dalla piovra Howard, uno dei tanti portieri protagonisti nel mondiale dei gol, rilanciando un ruolo epico ma superato dal tatticismo. 
Il Belgio dell’ex senatore Wilmots (ex perché presentò le dimissioni dall’incarico politico nel partito liberale francofono, all’estero possono accadere certi eventi miracolosi), il Belgio, dicevo, non ha fenomeni, non gioca un football sensazionale, secondo abitudini antiche, ma riesce a portare a casa, comunque, il risultato, spesso intossicando il football avversario. La vittoria (2 a 1) con gli Usa porta la squadra ad affrontare l’Argentina, anch’essa reduce dalla fase stakanovista del mondiale, supplementari eroici contro la Svizzera. Cinque delle otto sfide degli ottavi sono andate all’extra-time, un record dei Mondiali moderni: era successo solo nel 1938. Quattro anni fa, in Sudafrica, andarono ai supplementari solo 2 partite degli ottavi, nel 2006 appena una. Non solo, ma per la prima volta tutte le vincitricei dei gironi della prima fase sono approdate ai quarti. Insomma, un mondiale così chi lo avrebbe immaginato?
Abituati alle cose del nostro cortile, esaltate in queste ore dai giochi di condominio per la federazione, ci stiamo scaldando per altrui sofferenze e gioie (Belgio-Usa è stata vista, tra Rai e Sky, da 9 milioni di telespettatori), scoprendo talenti autentici, materiale per gli osservatori di mercato e accorgendoci che il livello atletico (non fisico) delle altre nazionali è da alta velocità rispetto al ritmo da intercity del campionato tricolore. 
E’ un torneo nel quale anche gli arbitri hanno messo il loro carico: a parte l’uso della bamboletta spray (la striscia bianca è stata rispettata da tutti i calciatori ma la federcalcio inglese ne ha rinviato di un anno l’introduzione mentre l’Uefa l’adotterà in Champions league), si sono visti arbitri modesti, scelti con il manuale Sepp Cencelli, trattasi di consueto criterio geopolitico, una designazione vale un voto e Blatter ama moltissimo avere amici ovunque, dalle Far Oer alla Terra del fuoco, basta un soffio nel fischietto e la vita è bella.
Domani si rigioca. Con supplementari o senza, ma, per fortuna, si gioca a pallone. A Roma, invece, il nostro calcio chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera.

IL GIORNALE