Il 64% dice sì al lavoro all’estero. L’Italia tra le prime 10 mete

LAVORO

Un lavoratore su cinque nel mondo ha già avuto esperienza all’estero, mentre il 63,8% vorrebbe farlo. Tra i meno disposti a emigrare per lavoro ci sono statunitensi, tedeschi, britannici e russi, mentre tra i più propensi francesi, olandesi e tunisini. Poco desiderosi di partire sono anche gli italiani, mentre l’Italia è risultata tra le prime dieci mete in cui trasferirsi.

È il risultato di una ricerca sulla mobilità lavorativa, condotta da Boston Consulting Group e The Network intervistando 200.000 persone in 189 Paesi. La maggiore apertura a lasciare il proprio Paese si registra nelle nazioni con instabilità politica e in crescita economica (Pakistan 97%). Ma non vale sempre: fanno eccezione Francia e Olanda (94%).

L’opposto nelle economie che si sono riprese: negli Usa appena il 35% dei lavoratori sarebbe disposto a partire, il 44% in Regno Unito e Germania. Per molti pesano la stabilità economica e la comodità di restare a casa propria. Le cose cambiano tra i giovani tra 21 e 30 anni, soprattutto per gli americani: il 59% si dice disposto a cercare lavoro altrove. In Germania c’è una differenza di solo l’8% della disponibilità tra fascia giovane e media, forse anche perché il Paese ha la minor disoccupazione under 25 europea.

In Italia, il numero di under 30 che ipotizza di poter partire non differisce molto dalla media mondiale, perché si aggira tra 60 e 70%. E il Paese è risultato tra le prime dieci mete, con il 25% degli intervistati che pensa potrebbe trasferirvisi (i primi Paesi scelti sono anglofoni: Usa con 42%, Regno Unito con 37%, Canada con 35%).

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