I tifosi: “Lotito, fai una cosa da laziale”

lazio_curva

«Sull’orlo di una crisi di nervi», «Senza via d’uscita». Due titoli adatti per chi volesse fare un film sugli ultimi anni del mondo Lazio. Al netto di chi non viene all’Olimpico per protestare contro il prefetto Gabrielli per le barriere in curva solo il presidente Lotito non si è accorto di quello che è diventato un problema senza soluzione: la diserzione dallo stadio. Ed è proprio questa la grande colpa dell’attuale gestione finita nell’occhio del ciclone di una contestazione ormai cronica.

Per carità, i modesti risultati hanno dato un contributo fondamentale a riaccendere la miccia ma il fuoco covava sotto la cenere e il terzo posto dell’anno passato ha solo posticipato il problema. Il nodo è alla base, è un rapporto malato tra chi gestisce e chi dovrebbe usufruire di un prodotto, peraltro atipico come un club calcistico che si basa su passione e tradizione. E così, ogni volta che la squadra va male, lo stadio si svuota per la gioia dei gufi e di qualche predicatore di professione che pensa di costringere Lotito a cedere la Lazio prendendolo per «fame». Peccato che già due anni fa il famoso «libera la Lazio» non abbia sortito nessun effetto pratico ma si è ripartiti con la stessa strategia. Anche perché dall’altra parte c’è un muro, un uomo che ha dimostrato nel corso degli anni di non possedere nel proprio dna l’ammissione dell’errore.

Lo scontro è totale, tutti contro tutti, in mezzo la Lazio, la sua storia, in fumo per una guerra intestina che il presidente non cerca di arrestare, anzi sembra voler alimentare con clamorosi errori di comunicazione. Come se ne esce? Difficile dirlo, nessuno ha la soluzione anche perché aver portato l’aquila Olympia o la maglia bandiera, due cose che i laziali avevano sempre sognato, non è stato sufficiente a ricostruire il rapporto. E questa è l’aggravante principale: feeling inesistente, solo odio, a fronte di risultati sportivi in linea con la storia del club, finanziari addirittura straordinari. E allora a Lotito non restano che alcune vie d’uscita, fermo restando che i tifosi vorrebbero solo che andasse via. «Lotito, fa una cosa da laziale, se davvero lo sei, vattene», è la preghiera del 90% del popolo laziale.

E allora che può fare Lotito ormai chiuso nel bunker di Formello, se davvero gli interessa la Lazio? Intanto potrebbe nominare un presidente immagine e provare a restare un po’ ai margini, poi magari potrebbe prendere il Flaminio. Restituire la propria casa a tanti tifosi potrebbe rappresentare una buona base di partenza. Oppure potrebbe nominare un advisor e scoprire se c’è realmente qualcuno che possa rilevare il club. Non cordate scamuffe o clan camorristici esperti in riciclaggio, qualcosa di serio. E, se non si facesse vivo nessuno, la situazione potrebbe prendere una piega diversa soprattutto per qualche sobillatore stressato sul web. Di certo siamo al punto di non ritorno, se ne renda conto Lotito: così non si può andare avanti, si rischia di uccidere un sentimento collettivo chiamato lazialità.

IL TEMPO