I tagli Niente tetti agli stipendi c’è solo il limite a 240 mila euro

MATTEO RENZI

ROMA Per Matteo Renzi è stato il lavoro più complicato. Un taglia e cuci andato avanti tutta la notte di ieri e proseguito durante il consiglio dei ministri. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per esempio, è riuscita a sfilare all’ultimo minuto i 2,3 miliardi di tagli alla sanità da sotto la scure di Renzi. Dunque i 6,9 miliardi di euro complessivi necessari a finanziare il bonus Irpef nel 2014 e altri 14 miliardi a regime dal 2015, arriveranno da altre voci. Il taglio di un miliardo di euro alle agevolazioni delle imprese, i 100 milioni sottratti all’editoria per gli annunci della Pa, i 2,1 miliardi di euro dei tagli per l’acquisto di beni e servizi, i 300 milioni della lotta all’evasione già «certificati», gli 1,8 miliardi dell’aumento al 26 per cento del prelievo sulle banche per la rivalutazione delle quote Bankitalia. E poi 600 milioni dall’Iva sul pagamento di altri 13 miliardi debiti arretrati della Pubblica amministrazione e 900 milioni iscritti da Renzi alla voce «sobrietà». Un’etichetta sotto la quale si cela, soprattutto, il tetto alla retribuzione dei dirigenti della Pubblica amministrazione. Dopo un lungo tira e molla, alla fine, il governo ha deciso per il momento di fissare solo il limite massimo per i super-dirigenti, che non potranno guadagnare più di 240 mila euro l’anno, lo stesso emolumento percepito dal Presidente della Repubblica. Dal testo sono stati stralciati gli altri tetti, quelli per i dirigenti di prima (185 mila euro) e seconda fascia (110 mila euro) e quello a circa 96 mila euro fissato per la generalità dei dipendenti pubblici. Nel valzer delle bozze ne era comparsa una nella quale i due tetti venivano ulteriormente alzati a 196 mila e 150 mila euro. Ma alla fine non se ne è fatto niente. Se ne riparlerà, probabilmente, nel provvedimento in gestazione sulla Riforma della Pubblica amministrazione. 
LE ALTRE MISURE
Dal tetto, invece, non scapperanno i manager delle società non quotate partecipate dallo Stato. L’emolumento massimo passerà da 311 mila a 240 mila euro. Ma siccome le retribuzioni delle società erano state appena divise in fasce di «rilevanza» alcuni numeri uno delle spa pubbliche percepiranno stipendi ancora più bassi. Per Invitalia e Enav, per esempio, si passerà da 249 mila a 196 mila euro. I vertici di Sogesid e Italia Lavoro avranno emolumenti ancora più bassi, 120 mila euro l’anno. Tra gli scontenti del taglio ci sono i magistrati, che sono stati ricompresi nella sforbiciata. A Renzi che aveva detto ai magistrati che leleggi come le sentenze non si commentano, ha risposto il numero uno dell’Anm Rodolfo Sabelli, dicendo che le leggi, come le sentenze, si possono commentare. Il tetto agli compensi dei super burocrati, comunque, non porterà grandi risparmi di spesa, una decina di milioni di euro in tutto. Una misura di «equità», come l’ha definita Renzi. E di misure del genere ce ne sono altre. Come quella sulle auto blu, per cui nessun ministero ne potrà avere più di cinque («i sottosegretari andranno a piedi»). Non è solo l’elenco delle misure entrate nel decreto ad essere lungo. Anche quello delle norme stralciate non è da meno. I sindacati, per esempio, sono riusciti a evitare il taglio dei fondi ai patronati previsto inizialmente per 167 milioni. Dal decreto è stata stralciata anche la norma per il trasferimento del Pra, il Pubblico registro automobilistico, dall’Aci alla Motorizzazione Civile. Una misura che, secondo le stime iniziali del governo, avrebbe dovuto comportare risparmi per una sessantina di milioni di euro. 

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