Gullit vota Clarence e conferma Galliani «Lui è insostituibile»

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Inutile paragonare il suo Milan a quello di oggi. L’epoca di Ruud Gullit era l’età dell’oro. Nascosto sotto un cappellino da baseball, l’olandese sfoggia lo stesso sorriso furbo di quando aveva le treccine da «Simba» e faceva meraviglie nel trio con Rijkaard e Van Basten. Tre scudetti, da Sacchi a Capello, due Coppe dei Campioni e il Pallone d’Oro, dedicato a Nelson Mandela. Che tempi.
Dispiaciuto di vedere il Milan così in basso?
«Non mi meraviglio. Hanno iniziato a vendere i giocatori importanti 5 anni fa. L’obiettivo era tenere i bilanci in ordine, una strada che da un certo punto di vista condivido, ma così non si può avere una squadra vincente».
Seedorf, dopo 2 mesi, è a rischio.
«In Italia è sempre così. Se non vinci, sei subito da rottamare».
Ma è stato giusto scegliere un allenatore con poca esperienza?
«Seedorf non ha potuto cambiare, a partire dai giocatori. Per valutare con onestà il suo impatto servirebbe un anno. È sbagliato pensare di risolvere tutto sostituendolo».
Le critiche per l’utilizzo di giocatori in certi ruoli e la testardaggine tattica?
«Se perdi è normale. Ai miei tempi, quello che succedeva nel Milan restava dentro la squadra, questa era la nostra forza. Se vogliono vincere, i giocatori lascino i problemi nello spogliatoio».
Galliani deve restare o andarsene?
«Per me, lui non si tocca. È mitico. Ha dato la vita per il Milan e la sua esperienza è importante. Lo considero unico e insostituibile».
Balotelli è il giocatore per il futuro?
«Non lo so. Balotelli può fare cose molto buone o cattive. Tutto dipende da lui. E’ tutto nelle sue stesse mani».
La presenza di Berlusconi dovrebbe essere maggiore?
«Il presidente non può esserci sempre. È stato il più vincente, conquistando risultati incredibili, ma è evidente che i soldi non sono quelli di allora. Tanti club italiani non hanno più soldi, tanti vanno a giocare altrove».
Qual è la ragione?
«Per esempio gli stadi vecchi. La gente non vuole pagare per posti del genere. Prendiamo la Juve: al Delle Alpi aveva 20 mila spettatori e oggi fa il tutto esaurito. Se volete tornare competitivi dovete partire da lì».
Chi vede favorito per la Champions?
«Il Chelsea, per il gioco e i giocatori, è l’unica che può battere Barcellona e Bayern. Due anni fa, quando vinse, fu fortunata. Oggi è molto più forte».
Dove può arrivare l’Italia in Brasile?
«Può fare bene. La pressione è positiva, avete vinto nel 1982 e nel 2006 con la pressione addosso. Brasile e Spagna sono da battere e anche la mia Olanda farà divertire».

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