Grillo va in tv e attacca la Ue: stracciamo il fiscal compact

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ROMA Beppe Grillo esce dal blog e si concede. Spunta a sorpresa dagli oblò televisivi de La 7 e sembra quasi l’apparizione della Madonna pellegrina vista l’idiosincrasia del comico per le tv italiane. I talk show non gli piacciono, è arcinoto. E allora eccolo, unico e quasi indisturbato ospite di Enrico Mentana dove dovrebbe fare, stante il titolo della trasmissione, da “Bersaglio mobile”. E infatti schiva i colpi. Per contro assalta, insulta, con quel fare da istrione che fa sembrare meno duri certi spropositi verbali. «Non ho nulla contro le tv, ci sono nato ma vorrei esserci a mio agio invece in certe trasmissioni ti inquadrano il gomito», è la premessa.
Che in vista delle Europee ci sia un cambio di strategia è lampante. Cosa farete se riuscirete a mandare i vostri a Bruxelles? «Gli andiamo a dire che quello che finora s’è deciso è immorale, che bisogna fare come la Germania del dopoguerra che si rifiutò di pagare i danni. Strappiamo il fiscal compact, facciamo gli Eurobond, se non accettano le nostre condizioni usciamo e facciamo un referendum consultivo». In caso contrario? «Si potrebbero anche fare le alleanze. «I nostri eletti pagheranno una multa di 250 mila euro» se non rispetteranno il vincolo di mandato, «ne basterebbero 25 per cambiare l’Europa». Nella tv che piace al leader genovese si può dare del «bambinone» a Renzi, che «ormai non riesco neanche più a prendere per il culo», perché «è spietato e mentitore». E «se la gente voterà questo premier vorrà dire che il Paese è irrecuperabile». L’incontro con Renzi trasmesso in streaming? «La sua superficialità mi ha dato fastidio, io rappresentavo 9 milioni di persone, lui nessuno, e stava lì che saltellava da un canale all’altro». Lui ovviamente è sempre Matteo Renzi «che ha resuscitato un morto come Berlusconi, e fa una legge elettorale con Verdini, un massone pieno di procedimenti penali». E ancora, gridando alla congiura: «Era tutto già deciso, l’ambasciatore inglese ci ha invitato a cena a me e Casaleggio ma un certo punto è dovuto andare via perché ad aspettarlo c’era Enrico Letta». L’ambasciata inglese smentisce: «Non avevamo nessun interesse a far incontrare Grillo e Letta. La presenza concomitante dei due nella nostra sede fu dovuta a una sovrapposizione di agende».
CASALEGGIO IN ROSSO
Monti? «Un curatore fallimentare». I tg? «Andrebbero processati e lei – rivolto a Mentana – non rida perché anche lei sta lì lì…». De Benedetti? «Un signore che con la sua centrale fa 600 morti l’anno». La presidente Boldrini? «E’ incompetente e rappresenta il 3% di un partito che sta scomparendo». Bersani? «Lo hanno mandato al massacro, povero Gargamella». Pizzarotti? «Ha perso di vista il Movimento grillino». Rodotà? «Affondato dai suoi»». Fuoco su Napolitano che «ha dato una grazia che non poteva dare, l’impeachment non lo hanno neanche letto». Intervistato in uno studio – improvvisato a Cecina, con alle spalle una strana tenda scarlatta – ecco il Grillo di nuovo parlante e con licenza di ferire. Il senatore Orellana? «Sfiduciato dai suoi elettori a Pavia», mica espulso. I ricavi del blog? «Casaleggio è andato in rosso, mentre il mio 740 è a zero perché da 3,5 anni non faccio spettacoli». Finale in chiave europlanetaria: «In Crimea c’è stato un referendum, 150 ispettori dell’Onu che hanno visionato. Io lo rispetto». E se incontrasse la Merkel? «Le direi che tutto ha una fine, tranne i wurstel che ne hanno due». Risate.

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