Grillo sbarca in tv da Vespa ma pretende la diretta

BEPPE GRILLO 6

Beppe Grillo in diretta. Per esserci, stasera a Porta a Porta, ha voluto la diretta. Non si fida della Rai, che pure lo ha inventato. Vuole ridurre al minimo le mediazioni. Ma non vede l’ora di esserci, nel luogo più istituzionale che ci sia in televisione, il salotto di Bruno Vespa, e l’intervista del giornalista all’ex comico sarà certamente un evento. 
IL RITORNO 

Un faccia a faccia di un’ora. Come quello che Vespa avrà con Silvio Berlusconi, mercoledì, e con Matteo Renzi, giovedì. Ma in questi casi diretta non sarà, di sicuro non lo sarà nel caso dell’ex Cavaliere perchè alle 23,00 deve stare a casa, per ordine dei giudici. Mentre a via Teulada stasera sbarcherà Grillo, nella strana situazione dell’apocalittico costretto per convenienza elettorale ad essere integrato. Dal rifiuto della tivvù che «è morta» al ritorno in tivvù – e precisamente a Porta a Porta – perchè, annuncia il leader 5 Stelle, «Vespa rappresenta quell’elettorato che pensa che io sia Hitler. Abbiamo 22 milioni di pensionati, anch’io sono un pensionato. Vado a Porta a Porta, per rivolgermi a quella gente di una certa età che ha un pregiudizio su di me e per dirgli che non sono nè un violento nè un esagitato». Insomma Grillo, via tivvù e non in un luogo a lui sgradito («Grillo se l’è presa con molti giornalisti, con me mai», dice Vespa), vuole rubare i voti a Berlusconi. 
Ma vuole anche arricchire la sua strategia. A Grillo, la piazza non basta più e allora le affianca la televisione. Così come a Renzi la televisione non basta più (anche se oggi è alla trasmissione di Corrado Formigli, mentre Berlusconi è a Quinta Colonna) e allora le affianca la piazza. Sfidando così Grillo: «Lui sta facendo meno piazza e meno gente e il suo partito prenderà meno voti del Pd». 
Grillo vuole esserci a Porta a Porta, ma non in chiave talk show, perchè «con un’intervista posso dire le cose, mentre in trenta secondi d’interventino posso solo dire vaffanculo e passare per un coglione come gli altri che stanno a quelle trasmissioni». Il realtà il vaffa l’ex comico lo dice sia in trenta che in trecentomila secondi. Ma vediamo stasera come andrà. Impossibile fare peggio di Gianroberto Casaleggio, che ha debuttato senza verve ma con cappellino azzurro in testa (è strato operato da poco al cervello) e ha detto: «Se vinciamo si va subito alle elezioni politiche e subito mandiamo via Napolitano». Siccome i 5 Stelle vogliono presentarsi come un partito affidabile ormai, e pronto a prendersi le proprie responsabilità, e quasi normale e infatti vanno in tivvù i due principali, Casaleggio ha annunciato: «Alle prossime politiche i cittadini voteranno non per il nostro movimento ma per la squadra di governo che noi indicheremo prima delle elezioni». Ma sembrava addormentarsi in video, mentre diceva queste cose il guru pentastelluto. Il leader pentastelluto, viceversa, insiste nel voler portare in scena un plastico – «Perchè lo deve sempre fare Vespa questo giochetto? I modellini li so costruire anche io!» – e il plastico potrebbe essere un castello in cui sono rinchiusi i pupazzi dei politici del «sistema corrotto». Ma il pubblico moderato e trasversale di RaiUno potrà gradire questa provocazione? 
IL REBUS

Domanda che rientra in un’altra domanda. Questa. Vincerà il format Vespa (intervista pacata, le domande giuste e le risposte non troppo evasive, si spera) o vincerà il tentativo, se ci sarà, da parte di Grillo, di rompere lo schema da studio tivvù (che lo ha fatto andare maluccio di recente da Mentana) e di trasformare il salotto istituzionale di Porta a Porta in un palcoscenico teatrale dal quale scaricare tutta la sua potenza apocalittica? «Vedrete che stavolta non urlerà», è il pronostico di Vespa. Ma a Berlusconi piacerebbe che urlasse. «Grillo è un pazzo!», ha ripetuto anche ieri l’ex Cavaliere, cercando di esorcizzare la possibilità che si riveli invece assennato nell’intervista di stasera. E digeribile per gli elettori berlusconiani, indecisi se affidarsi ancora al vecchio caro leader non più in forma come un tempo.

Il Messaggero