Grillo difende Farage: non è razzista

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ROMA Messo nel mirino anche di una parte dei suoi militanti per l’incontro con Nigel Farage, Beppe Grillo procede alla riverniciatura dell’immagine dell’albionico euroscettico. In un’intervista al Daily Telegraph l’ex comico afferma che il capo dell’Ukip «non è razzista e ha senso dell’humor e dell’ironia», forse anche per giustificare alcune roboanti dichiarazioni rese al termine del loro incontro. Quanto alle concordanze tra i due movimenti, Grillo mette in evidenza che «Farage vuole controllare i flussi migratori come noi. Ma non è vero che sia razzista, come io non sono il fascista e nazista che descrivono i giornali italiani». L’incontro, precisa il leader pentastellato, «è servito a conoscerlo» ma su eventuali alleanze «saranno gli iscritti al M5S a decidere sul web». Infine, l’appello di Grillo su Twitter: «Diffondete la verità su Farage!».
A cercare di diradare la disinformatia sul suo movimento è lo stesso Farage che in un’intervista all’Ansa sostiene che «l’Ukip è il classico partito liberale dell’800, in cui non è tollerata qualsiasi forma di razzismo, sessismo e xenofobia. Siamo un’organizzazione democratica che – aggiunge – è contro tutte le guerre imperialistiche. Ovunque». Sottolineata anche la distanza dell’Ukip dal Front National di Marine Le Pen, che Farage giudica «lavato bene, ma troppo di fresco». Quanto all’Edf, il gruppo europeo al quale l’M5S sta valutando se associarsi, il leader Ukip sottolinea che, «a differenza di gran parte degli altri gruppi dell’Europarlamento, l’Edf incoraggia le delegazioni nazionali a votare liberamente secondo la propria ideologia, le preferenze politiche e l’interesse nazionale».
MASSA CRITICA
A chiarire meglio la strategia del M5S nei confronti dell’Ukip è Luigi Di Maio che sull’argomento trova «si stia facendo molta polemica strumentale. Non c’è niente di sbagliato – dice il vicepresidente della Camera – a consultare Farage, uno dei principali attori della politica europea, anche perché la costituzione di un gruppo all’Europarlamento, che sia con lui o con una costellazione di altre forze politiche europee, serve a fare massa critica e avere peso contrattuale sui provvedimenti del Parlamento». Assai polemico Di Maio con Pd e FI nell’analisi del voto di domenica: «Una scelta elettorale emotiva, siamo stati vittime di una campagna di terrore creata ad arte da Forza Italia e Democratici che ci hanno anche descritto come Hitler».
Basteranno le rassicurazioni di Grillo e dello stesso Farage a convincere i militanti grillini e i parlamentari che hanno subito storto il naso all’incontro tra i due? Il diffuso sgomento iniziale sembra in gran parte rientrato anche se rimangono isole di resistenza. Deputati come Giulia Sarti, Giuseppe Brescia e Tommaso Currò sembrano tutt’altro che convinti dalle credenziali di democrazia esibite da Farage a beneficio del suo partito. Certo è che un certo fermento serpeggia nella base, con qualche appello sul web a Grillo a fare un passo indietro, mentre a Bari la stessa richiesta viene fatta con una petizione sulla piattaforma change.org (circa 3 mila sottoscrizioni), probabilmente come strascico delle polemiche sorte per la sfiducia dei vertici di M5S all’ex candidato sindaco del capoluogo pugliese, Vincenzo Madetti.
Delle eventuali alleanze – sulle quali l’ultima parola spetterà alla rete – del gruppo grillino esordiente all’Europarlamento si è parlato anche nella riunione dei 17 neoeletti tenutasi negli uffici di Gianroberto Casaleggio a Milano, a cui – via Skype – ha preso parte anche Beppe Grillo, in fase di riflessione nella sua villa a Marina di Bibbona. All’uscita, il battagliero portavoce dei senatori a 5 stelle, Claudio Messora, dopo aver dato per scontato che «Grillo non si dimetterà», ha replicato al leader di FI affermando che «nei cessi in cui Berlusconi diceva che ci avrebbero relegato a Bruxelles, ci metteremo loro». Messora ha però ammesso che il tanto discusso documento dello staff M5S della Camera, in cui si criticavano le strategie adottate dal movimento in campagna elettorale, «doveva rimanere segreto».

IL MESSAGGERO