Grillo contestato dagli “angeli del fango”

GRILLO_BEPPE

Oggi il vaffa è tutto per lui. Che, aspettando di immergersi nel caos fangoso dei ragazzi che spalano melma da tre giorni, estrae una spazzola dalla tasca del suo lindo giubbotto. Un’aggiustata ai capelli prima della passerella. Ecco, ora è pronto. Solo che, come un qualsiasi notabile di partito «sui luoghi del disastro», anziché sorrisi e baciamano si becca insulti e invettive: «Vieni a spalare invece di parlare». Lui, basito, risale in moto e dileguandosi emette il suo verdetto in politichese: «Tutta colpa dei media». Benvenuto nella Casta, mister Grillo.
Genova è sotto attacco meteo da venerdì. Il grosso dell’emergenza è passato, ma le ferite dell’alluvione seguitano a sanguinare. Il centro città è ancora un campo di battaglia, e come tutti i luoghi di disgrazia ha il potere di restituire la giusta dimensione delle cose. Per cui il quadro è semplice, lineare. Da una parte ci sono ragazzi inzaccherati di fango fino al collo, volontari che si rimboccano le maniche senza aspettare miracoli dall’alto, negozianti che provano a salvare il salvabile dalle botteghe devastate. Dall’altra un inutile bla bla.
RESPINTO DAGLI STUDENTI

Nel Museo di Scienze Naturali, in via Brigate Partigiane, gli studenti stanno spalando negli scantinati e risalgono per una pausa. Sulla gradinata sono una trentina quando arriva Grillo. Abiti puliti, capelli in ordine, uno stuolo di energumeni a sua protezione. E’ tutto semplice e lineare agli occhi di quei ragazzi: Glielo urlano. «Prendi una pala e vieni a lavorare». Glielo rinfacciano: «Per avere una foto sdevi starnazzare a quella maniera?». E vaffa di qui, vaffa di là. Lui ci prova: «Fate spalare Renzi». E ancora vaffa.
Insomma, Grillo che ha fatto breccia ripetendo allo sfinimento che «gli altri sono tutti uguali», adesso si ritrova all’improvviso «uguale a tutti gli altri». Bianca e Filippo, 16 e 18 anni, si alzano in piedi tenendosi per mano: «Critichi tutti, ma non fai niente. Sai solo parlare». Un altro, due gradini più in basso, non gli dà tregua: «Beppe, venire qui è un insulto». Non rimane che la di fuga. Casco in testa, scooter giù dal cavalletto, e via fra i fischi.
SENATORI IN INCOGNITO

«Puttanate dei giornalisti» si affrettano a dire quelli del blog grillino quando la «cacciata di Beppe» comincia a fare il giro. Fortuna che oltre agli occhi di chi c’era, ci sono pure le immagini. «Appena quattro i contestatori» insistono dal blog. No, sono tutti quelli che stavano sulla gradinata, nessuno escluso. Non per niente Grillo lo si rivede solo più tardi, sullo scooter col motore acceso, in zona di sicurezza a concionare contro i cronisti: «Colpa vostra. Invece di venirmi dietro, dovreste prendere la pala e lavorare». Senti chi parla.
I parlamentari del M5S l’avevano messo in guardia: «Questa ricognizione è pericolosa, rischiamo le pernacchie». Tant’è che molti avevano disdetto il viaggio a Genova, consapevoli del clima poco amichevole. Sono arrivati in una decina. Individuati la senatrice Paglini e il senatore Santangelo, muniti di pala. Nessun ligure, erano stati messi all’erta: «Non vi abbiamo mai visti, non pensate di venire a far vetrina». Grillo dice che sono rimasti a Roma per preparare una mozione di sfiducia al governo. Un altro bla bla?
A sera si rintana nella sua magione di Sant’Ilario. Lì i fischi non arrivano. Il proclama giunge tramite video: «Ho aperto un fondo per gli aiuti. I giornalisti che mi vogliono intervistare devono versare duemila euro». Il copione è fisso: la colpa è di Renzi «che sapeva e non ha fatto niente». Stavolta non se la prende con Napolitano. Il quale da Roma dice la sua sul disastro: «Colpa di inerzie locali e di incuria. E basta con le accuse generiche, ci vogliono denunce circostanziate».

Il Messaggero