Grecia, Varoufakis si dimette: “Lascio per aiutare Tsipras nella trattativa”

Yanis Varoufakis

La testa di Yanis Varoufakis per far ripartire la trattative: il giorno dopo la vittoria del no al referendum greco sulla proposta di accordo da parte dei creditori, il ministro delle Finanze di Atene annuncia a sorpresa le sue dimissioni. “Me ne vado – scrive sul suo blog – per aiutare Tsipras nella trattativa”. Un negoziato che riparte a fatica dopo il radicalizzarsi della posizione ellenica, anche se il premier Alexis Tsipras ha subito detto di interpretare la vittoria alle urne come un mandato rafforzato a stringere un accordo con i creditori. Ferve il lavoro in tutte le cancellerie, con i vertici delle istituzioni europee in contatto e il fiato sospeso per le decisioni della Bce, che deve scegliere se confermare o meno la liquidità d’emergenza alle banche greche: senza il cordone con l’Eurotower, sono praticamente spacciate. Domani è previsto un vertice Ue, convocato dal presidente del Consiglio, Donald Tusk, nel tardo pomeriggio. Un Eurogruppo dei ministri finanziari è previsto alle 13 di domani e attende “nuove proposte da parte delle autorità greche”, mentre in Italia si è tenuto un incotro tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan per fare il punto sulla situazione.

Varoufakis ha spiegato in un post sul suo blog di aver lasciato l’incarico per consentire al primo ministro di stringere più facilmente un accordo con i creditori. “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di ‘partner’ assortiti per una mia… ‘assenza’ dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa”, ha scandito Varoufakis, “per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze”. Ha quindi aggiunto: “Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri e porterò con orgoglio il disgusto dei creditori”.

Euclid Tsakalotos, il coordinatore dei negoziatori greci al tavolo Ue, sarebbe in pole per la sostituzione con un incarico ad interim, secondo quanto riportano i medi locali che danno anche notizia dell’avvio del vertice tra Tsipras, il presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, e i numeri uno di tutti i partiti ellenici (ma non Alba Dorata). Il premier greco ha ringraziato Varoufakis per il suo “instancabile impegno” in difesa della Grecia nei negoziati con i creditori, secondo quanto ha riferito il portavoce del governo greco, Gabriel Sakellaridis. “Il primo ministro sente il bisogno di ringraziare l’instancabile impegno a difesa della posizione e degli interessi del governo e del popolo greco in condizioni molto difficili”, ha spiegato.

Intanto il presidente dell’Eurosummit, Donald Tusk, ha convocato per martedì alle 18 una riunione dei leader dei Paesi dell’area euro per “discutere la situazione dopo il referendum in Grecia”. Il clima di allerta è grande: i mercati hanno riavviato le contrattazioni in rosso, con lo spread in ampliamento, ma non si sta per ora registrando il panico che alcuni paventavano. Le banche d’affari hanno rilasciato report e commenti flash nei quali assumono l’uscita della Grecia dall’Eurozona come scenario di base per i prossimi giorni, ma il filo delle trattative non si è interrotto. Parigi è sempre più nel ruolo di ‘colomba’: il debito della Grecia “è troppo alto per consentire una ripresa” e discuterne una ristrutturazione “non è un tabù”, sostiene il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che tende una mano ad Atene: “Ci sono le basi per un dialogo sul tavolo, ora spetta alla Grecia fare proposte”. La stessa Syriza si è fatta forte di un report del Fmi sull’insostenibilità del debito per tornare a chiederne una sforbiciata, nell’ordine del 30%. Un’apertura ad Atene è arrivata anche dalla Spagna, fin qui piuttosto rigida nelle sue posizioni: secondo quanto riporta Reuters, il ministro delle Finanze, Luis De Guindos, ha detto che Madrid è aperta ai negoziati per un terzo piano di salvataggio e Atene deve restare nell’euro.

Diverse le posizioni che filtrano da Berlino, dove il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rimarca che “la porta resta sempre aperta”, ma visto il risultato del referendum “al momento non ci sono i presupporsi per nuove trattative su altri programmi di aiuto”. Anche l’uscita di scena di Varoufakis non basterebbe: “La questione non è sulle persone, ma sulle posizioni”. Paletti a una eventuale ristrutturazione del debito arrivano dal membro del board Bce, Christian Noyer, per il quale “per definizione il debito greco alla
Bce non può essere ristrutturato perché ciò costituirebbe un finanziamento monetario” di uno Stato.

Sollevando lo sguardo oltre il problema (non da poco) della mancanza di contanti, la prossima data cerchiata in rosso sul calendario della crisi greca è il 20 luglio, quando scadono 4,2  miliardi di bond e cedole detenuti dalla Bce, che li ha acquistati con il programma di stabilizzazione degli spread. “La crisi di liquidità delle banche”, scrivono gli analisti di Barclays, “si potrebbe trasformare in crisi di solvibilità”, soprattutto se l’Eurotower aumentasse le garanzie richieste come ‘collaterale’ agli istituti ellenici in cambio del mantenimento del canale di liquidità. I problemi fiscali diverrebbero insostenibili e “il governo sarebbe costretto a emettere degli IOW (I owe you, dei ‘pagherò’ con funzione di moneta parallela, ndr)”.

LA REPUBBLICA