Grecia, Syriza si spacca sull’intesa

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Da un braccio di ferro all’altro. Dopo l’accordo unanime raggiunto all’alba a Bruxelles, ora i riflettori sono puntati su Atene e sulle reazioni politiche che scuotono la maggioranza di governo. A lanciare il primo siluro, in giornata, ci pensa il ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, leader dell’ala radicale di Syriza che, in Rete, parla di “accordo umiliante”. Poi arriva la vendetta di Yanis Varoufakis: l’ex ministro delle Finanze sceglie una testata britannica per dire che lui aveva “un piano” per il dopo-referendum, ma che Alexis Tsipras “ha scelto di non sfidare i creditori”. E dunque ha ceduto. A ruota, è il ministro della Difesa greco, Panos Kammenos, ad annunciare che il suo partito, Anel – alleato di Syriza – non sosterrà l’intesa in Parlamento.

Secondo un tweet di Nick Malkoutzis, vicedirettore di Ekathimerini, con le sue parole Kammenos suggerisce che il suo partito nazionalista non voterà per le misure chieste dai creditori ma continuerà a sostenere l’esecutivo. Il movimento dei ‘Greci Indipendenti’ infatti opterà, sì, per il pollice verso ma – è la rassicurazione – intende restare nel governo del premier.  “L’accordo – ha dichiarato il ministro della Difesa – parla di trasferire a un fondo esterno beni pubblici per il valore di 50 miliardi di euro, di modifiche alla legge che includono la confisca delle case… Non possiamo concordare con questo. Il premier ha dovuto subire un colpo di stato, un ricatto per cui il sistema bancario sarebbe collassato e ci sarebbe stato un taglio sui depositi. Non poteva fare altro di fronte a questo dilemma”, ha aggiunto. A questo punto il partito deciderà domani durante la riunione del gruppo parlamentare i prossimi passi da compiere.

Ma non è tutto. Perché di traverso c’è anche l’ala radicale dei deputati di Syriza che sta valutando l’ipotesi di votare contro il piano di aiuti concordato con l’Europa. Stando alle voci circolate in serata la presidente del parlamento greco, Zoe Konstantopoulou (sinistra radicale di Syriza), sarebbe stata pronta a dimettersi dall’incarico domani. Ma l’indiscrezione è stata subito smentita dalla diretta interessata.

A questo punto, tra rimpasto, governo di minoranza con appoggio esterno o nuovo incarico per un esecutivo di unità nazionale, le ipotesi ‘tecniche’ sono tutte sul tavolo. Il futuro di Tsipras resta una scommessa. In gioco, la credibilità personale e il destino di un intero Paese. Un Paese allo stremo, in cui le banche sono chiuse da più di due settimane e lo rimarranno almeno fino a mercoledìo compreso.

Contro l’accordo una manifestazione di protesta si è svolta questa sera sulla piazza Syntagma di Atene. Una pagina Facebook ha sollecitato i cittadini a prendervi parte: “Diciamo no a questa Europa”, era l’invito. In verità, la partecipazione non è stata affatto ampia. Ma una militante di Syriza è arrivata a bruciare la bandiera del proprio partito al grido di “Tsipras ci ha traditi”.

Sulle barricate c’è sicuramente il sindacato del pubblico impiego, Adedy, che ha indetto uno sciopero di 24 ore per mercoledì, giornata in cui il Parlamento dovrà votare le nuove misure di austerità concordate con l’Eurozona. “Indiciamo uno sciopero di 24 ore, in occasione del voto sull’accordo anti-popolare, e una manifestazione alle 19 (le 18 in Italia) a piazza Syntagma”, nel centro della capitale, annuncia l’Adedy in un comunicato. Quello di dopodomani sarà il primo sciopero da quando la sinistra ha vinto le elezioni a gennaio.

LA REPUBBLICA