Grecia, l’ultimatum dell’Eurogruppo: «Riforme in tre giorni». Tsipras: «Negozio per la nostra dignità»

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A Bruxelles la situazione sembra a un passo dal collasso ma le trattative – nonostante tutto – vanno avanti. Una nuova interruzione è arrivata poco dopo le 6: come riferisce il premier maltese Joseph Muscat, in un messaggio sul suo profilo Twitter, la pausa è «per le consultazioni finali». Atene respinge l’ultimatum dell’Eurogruppo in termini nettissimi. «Ci vogliono schiacciare» è la sintesi del ministro della Difesa Kammenos. «Proposte umilianti e disastrose», aggiungono altre fonti. Intorno a mezzanotte e 45 è iniziato un nuovo incontro, il secondo, fra il premier greco Alexis Tsipras, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande. Sul tavolo c’è ancora il documento dell’Eurogruppo e i quattro nodi su cui verte la trattativa sono soprattutto il fondo da 50 miliardi, il debito, il problema della liquidità delle banche e la partecipazione del Fmi al salvataggio. Il premier greco Alexis Tsipras fa sapere che sta negoziando «duramente» con i partner per tutelare la dignità del Paese.

Le novità sulle trattative

Da fonti Ue si apprende che il riferimento alla sospensione temporanea della Grecia dalla zona euro «non è più sul tavolo». Sempre secondo le stesse fonti, i greci avrebbero accettato il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale nel terzo salvataggio. Per far fronte poi alle esigenze immediate della Grecia, che ammontano a 7 miliardi entro il 20 luglio, i partner europei starebbero pensando a prestiti bilaterali da parte di alcuni paesi che poi verrebbero rimborsati dal fondo Salvastati. È quanto fa sapere una fonte europea, precisando che fra i paesi che hanno aderito alla proposta ci sarebbe anche l’Italia.
Contemporaneamente «l’Italia è tra i Paesi contrari all’idea di istituire un fondo» da 50 miliardi per le privatizzazioni greche, si apprende da fonti Ue. La Francia invece sta iniziando ad accettare l’idea in cambio della cancellazione della frase del documento dell’Eurogruppo in cui si prevedeva una Grexit temporanea.
L’Italia, secondo quanto si apprende da fonti Ue, ha fatto pressione per ritirare la clausola che metteva in Lussemburgo il fondo, mentre ora sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi che sia basato in Grecia. Il premier Matteo Renzi, nel corso del suo intervento in plenaria, avrebbe inoltre sottolineato come l’intera cifra sarebbe equivalente pressoché al 25% del Pil greco.
Prestiti bilaterali e ricorso alle dotazioni dell’Efsf (il primo fondo salva-Stati): questi i principali strumenti che potrebbero essere utilizzati per un «prestito ponte» che consentirebbe alla Grecia di onorare i suoi debiti nelle prossime settimane evitando così il default. Il ricorso all’Efsf consentirebbe di soddisfare le esigenze di Atene in attesa della definizione e del varo del programma di aiuti triennale del’Esm. Il prestito ponte dovrebbe servire a pagare le rate del debito greco in scadenza a luglio per un totale di sette miliardi di euro. Durante questo mese, esattamente il 20 luglio, la Grecia dovrà infatti tra l’altro restituire alla Bce 3,5 miliardi ai quali si aggiungono 1,6 miliardi della rata scaduta il 30 giugno con il Fmi.

Le richieste. E le repliche di Atene

Approvare la riforma dell’Iva, delle pensioni, del codice di procedura civile, l’indipendenza dell’istituto di statistica, la creazione di un istituito per controllare i bilanci e la trasposizione delle direttiva sul salvataggio delle banche. Queste le richieste dell’Eurogruppo alla Grecia, contenute nella bozza di accordo passata sul tavolo dei 19 capi di Stato e di governo dell’Eurozona. Richieste durissime, da iniziare ad attuare entro tre giorni, almeno per quanto riguarda Iva e pensioni che Atene – stando a qualificate fonti greche – considera «umilianti e disastrose». Secondo le stesse fonti, Angela Merkel sarebbe «la più intransigente» nei negoziati in corso a Bruxelles, mentre Atene registra il «forte sostegno» di Mario Draghi. Non solo. Interviene il ministro della Difesa Kammenos: «Ora è chiaro: ci vogliono schiacciare. Adesso basta». Infine direttamente Tsipras: il piano per privatizzare beni greci per 50 miliardi come garanzia «è su un altro pianeta». E ancora: «100% No alla Grexit temporanea» dichiara un funzionario del governo greco citato dal Guardian.

Il programma di salvataggio

Sul tavolo c’è anche la richiesta di «normalizzare completamente il metodo di lavoro con le istituzioni, compreso il necessario lavoro sul campo»: in altre parole si chiede il ritorno della Troika ad Atene. Escluso invece un taglio del debito, a meno che Atene accetti una Grexit a tempo in cambio. Il programma di salvataggio della Grecia (il terzo) ammonta a circa 82-86 miliardi di euro, 7 dei quali necessari entro il 20 luglio. E intanto secondo il quotidiano tedesco Bild, il Fondo monetario internazionale (Fmi) avrebbe messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia ad Atene si instauri un governo tecnico. Il tabloid cita fonti vicine alle trattative.

Tsipras cerca condizioni più morbide

Tsipras sta cercando di ottenere un ammorbidimento delle condizioni contenute nel testo preparato (ma non approvato, per le divergenze su alcuni punti controversi) dai ministri delle Finanze. In particolare, punterebbe a togliere il paragrafo sul «pieno coinvolgimento del Fmi» nel controllo e finanziamento del programma, quello in cui si chiede alla Grecia una «marcia indietro» sulle leggi adottate negli ultimi mesi e che non hanno avuto l’accordo delle istituzioni perché contrarie agli impegni contenuti nell’accordo del 20 febbraio e quello sulla creazione di un fondo di garanzia per le privatizzazioni in Lussemburgo. Inoltre, secondo la fonte, insisterebbe nella richiesta di un prestito ponte per far fronte alle immediate esigenze finanziarie.

Le richieste dell’Eurogruppo

Il piano «prendere o lasciare», che mette il cappio intorno al collo di Atene lasciando a lei la scelta di stringerlo o meno, lo scrive insomma l’Eurogruppo. Nel documento tornano tutti i cavalli di battaglia dell’ «austerity»: dalla Troika che torna a «commissariare» il Governo ellenico all’abolizione immediata – cioè entro mercoledì – delle baby pensioni, dalla reintroduzione dei licenziamenti collettivi all’abolizione della contrattazione collettiva. Nemmeno le riforme che Tsipras ha già fatto potranno salvarsi: dovranno essere «compensate» (cioè trovando misure a copertura), o abolite. Entro mercoledì dovrà già dare prova di aver capito: deve far approvare dal Parlamento la riforma dell’Iva, delle pensioni, l’adozione del Codice di Procedura civile, la creazione del «Fiscal Council» previsto dal Fiscal Compact per controllare i bilanci e la direttiva per la «risoluzione» delle banche, che mette fine ai salvataggi statali.

Il braccio di ferro tra falchi e colombe

«La situazione è molto complicata, stiamo cercando di arrivare ad un accordo», ha detto il premier Matteo Renzi entrando al vertice. «La Francia farà di tutto per raggiungere un accordo domenica sera permettendo alla Grecia di restare nella zona euro», ha affermato Francois Hollande, chiedendo di abbandonare gli interessi nazionali e difendere «la concezione di Ue». L’invito è chiaramente alla Germania, granitica nella sua sfiducia verso i greci. «Non ci sarà un accordo a qualunque costo, dovremo valutare se i vantaggi sono superiori agli svantaggi», ha avvertito Angela Merkel, convinta che un cattivo accordo sia peggio di nessun accordo. Francia e Italia, per ora, restano voci isolate, mentre la Germania ha molti seguaci: tutti e tre i Paesi Baltici, Olanda, Slovacchia, Malta, Austria, Portogallo e Finlandia. Tanto che uno dei pochi a considerare «buoni progressi» le condizioni capestro del documento dell’Eurogruppo è il ministro finlandese Alexander Stubb, il più estremo dei falchi anche per necessità, visto che il suo Governo, ricattato da una parte della coalizione, rischia di cadere se si andrà incontro ai greci.

CORRIERE DELLA SERA