Grecia, l’Europa contro il prestito-ponte

grecia_ue3

RUXELLES Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, non è disposto a concedere alla Grecia un «prestito ponte» per avviare negoziati più ampi sul debito. E, in risposta, il governo di Alexis Tsipras si prepara a dare battaglia nella riunione straordinaria dei ministri delle Finanze della zona euro della prossima settimana. «Non facciamo finanziamenti ponte», ha detto Dijsselbloem in risposta alla richiesta avanzata dal ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, per guadagnare tempo. «Una semplice estensione del programma di assistenza finanziaria che scade il 28 febbraio è possibile, a condizione che rispettino tutte le condizioni del programma», ha spiegato Dijsselbloem. In altre parole, il governo greco dovrebbe accettare di trattare con la Troika e attuare le politiche di risanamento e riforme che erano stati concordate in precedenza da Atene con i creditori internazionali. Ma per Tsipras e Varoufakis è impensabile, dopo che il primo ministro greco ha promesso di porre fine alla Troika e all’austerità. «Non accetteremo nessun accordo che non sia collegato a un nuovo programma», ha detto un responsabile del ministero delle Finanze di Atene.
LE TAPPE
Dijsselbloem ha convocato formalmente l’Eurogruppo straordinario l’11 febbraio, alla vigilia di un Vertice dei capi di Stato e di governo che sarà in gran parte dedicato alla Grecia. «Sarà una prima discussione su come vogliamo procedere insieme nelle prossime settimane e mesi», ha detto Dijsselbloem. Ma se non ci sarà un accordo sull’estensione dell’attuale programma, a marzo la Grecia dovrà fronteggiare da sola i rimborsi del debito senza avere accesso ai mercati, mentre la Banca Centrale Europea potrebbe chiudere anche il rubinetto della liquidità straordinaria alle banche. In una riunione preparatoria dei tecnici dell’Eurogruppo, Atene si è ritrovata isolata. «Era la Grecia contro tutti gli altri», ha spiegato una fonte europea. Le pressioni politiche nei confronti di Tsipras si stanno moltiplicando. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, ha spiegato che i greci non possono rinnegare le condizioni sottoscritte e poi dire «abbiamo bisogno di soldi». Berlino ha chiesto al governo di Atene di formalizzare per iscritto le sue proposte in vista dell’Eurogruppo. Spagna e Portogallo sono per la linea dura.
Secondo il ministro dell’Economia, Pier Caro Padoan, l’Eurogruppo non deve trasformarsi in un conflitto tra due squadre, ma ricercare «una soluzione condivisa». Nel frattempo, però, la situazione finanziaria in Grecia si sta aggravando. La borsa di Atene ha perso un altro 2%, con le banche sotto forte pressione. La fuga dei correntisti prosegue. Standard & Poor’s ha ulteriormente declassato il rating della Grecia, a causa della decisione della Bce di tagliare parte della liquidità alle banche. «L’arco di tempo nel quale il nuovo governo può raggiungere un accordo per un programma di finanziamento con creditori si è ridotto», ha spiegato l’agenzia di rating. Per Standard & Poor’s, in caso di stallo, lo scenario peggiore sono «l’imposizione di controlli sui capitali e la perdita di accesso al finanziamento» della Bce, che potrebbe portare alla «esclusione della Grecia dall’unione economica e monetaria».

IL MESSAGGERO