Grecia: Fmi si chiama fuori, Eurozona in difficoltà

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Il Fondo monetario internazionale mette in seria difficoltà i piani dei paesi dell’Eurozona sulla tecnicalità del terzo salvataggio della Grecia. Il conto è noto: dovrebbero servire 86 miliardi, si sperava anche nel contributo del Fondo, anch’esso creditore nei confronti di Atene per i primi due salvataggi della Grecia. Oggi, però, parlando sotto condizione di anonimato, un alto funzionario del Fondo ha detto, come ampiamente previsto, considerando le recenti uscite del direttore di questa istituzione, la francese Christine Lagarde, che il Fmi non intende partecipare al terzo salvataggio di Atene senza una contemporanea soluzione sulla sostenibilità del debito ellenico. In mano ai privati ce ne è rimasto poco, circa il 6%, in gran parte è in pancia, in via diretta e indiretta, ai paesi dell’Eurozona, oltre che al Fondo. Per il Fondo, una riduzione del peso del debito pregresso che grava su Atene prima che la Grecia ne contragga dinuovi per 86 miliardi di euro, è una questione dirimente in quanto difficilmente, in questa istituzione, i paesi emergenti accetterebbero una nuova avventura finanziaria senza la certezza di una esposizione sostenibile in capo debitore. Per il Fondo è difficile immaginare che il menù a base di riforme strutturali chiesto per avviare il terzo programma di salvataggio possa funzionare se il Paese è schiacciato da un debito che si mangia continuamente le nuove risorse aggiuntive fornite dai creditori. In totale i salvataggi, compreso quello prossimo venturo, caricano sulle spalle della Grecia oltre 300 miliardi di debiti, al netto dei bond greci acquistati dalla Bce. Nell’Eurozona, si sa il problema è politico, per gli economisti è invece di natura tecnica. Sia lo statunitense Paul Krugman, sia il belga Paul de Grauwe, predicano la “forgiveness”, il perdono sul debito, concetto più cattolico che luterano, convinti che senza questo atto per la Grecia non ci sarà alcun futuro e le riforme certamente necessarie, soprattutto dal lato dell’offerta, serviranno a poco se il debito si divora la domanda. Ancor di più in una unione monetaria imperfetta come l’Eurozona, una sorta di Gold Standard, stile anni 30, corretto con l’Esm (il fondo europeo salva stati) dove, in mancanza di unione di bilancio, la crisi di un paese dell’euro non può che tradursi nella crescita esponenziale del suo debito rispetto al Pil e nella svalutazione interna. Sul piano politico, i leader dell’Eurozona, dovrebbero far digerire ai propri cittadini, alias elettori, il fatto che gran parte dei soldi dati alla Grecia non torneranno più indietro. Il maggiore imbarazzo per i paesi luterani, in primis la Germania, dove la parola “debito (schuld)” ha anche significato di colpa. Così la Grecia riflette il vecchio adagio sul debitore, “se hai un debito di 10 mila euro hai un problema con la banca, ma se hai un miliardo di debito il problema è della banca”. In questo caso degli Stati dell’Eurozona. Alcuni di essi, se le negoziazioni con Atene andranno a buon fine, dovranno chiamare i parlamenti nazionali ad approvare il terzo salvataggio della Grecia entro il prossimo 20 agosto. Tutto potrebbe diventare più difficile, se proprio uno dei creditori di Atene, il Fmi, dovesse continuare a ritenere il Piano non credibile. Eppure in Europa, proprio nell’Eurozona, sul tema dei salvataggi in questo caso delle banche, potrebbe fare scuola il caso Mps. La Bce, sugli aiuti di Stato alla banca senese, i cosiddetti Monti-Bond che, nella configurazione iniziale prevedevano, in caso di incapienza del debitore (Mps), la possibilità della banca di ripagare debito con altri debiti, una sorta di Monti-bond ad libitum, espresse la sua contrarietà in quanto non portava da nessuna parte. La banca senese fu così obbligata a trovare capitali freschi sul mercato per ripagare il suo debito. La soluzione, attualmente in vigore per la Grecia, ricorda proprio la prima versione dei Monti-bond con una piccola differenza che Atene, al contrario di Mps, non ha la way-out. Infatti, non avendo accesso al mercato dei capitali, non si è ancora capito come possa fare a ripagare il debito sul debito.

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