Grecia e petrolio affondano le Borse: Milano perde quasi il 5%

CRISI

Tempesta era annunciata e tempesta c’è stata ieri sui mercati, schiacciati dalle incertezze sulla situazione in Grecia e dal prezzo del petrolio in caduta libera, con il Wti di nuovo ai minimi a New York e il Brento sceso sotto la soglia dei 55 dollari a barile.
Le Borse non hanno retto alle speculazioni diplomatico-politiche d’inizio anno sulla possibile uscita della Grecia dalla zona euro e si sono lasciate andare. Subito dietro ad Atene, prevedibile maglia nera tra i listini europei con una chiusura a -4,5 per cento (con l’Athex per la prima volta da mesi sotto gli 800 punti) si è piazzata Milano, che ha «bruciato» da sola oltre 21 miliardi di capitalizzazione con un calo del 4,92 per cento. La giornata è stata nera ovunque: Madrid ha chiuso a -3,1, Parigi a -3. Londra e Franconforte hanno cercato di contenere la perdite con un calo inferiore al 2%. L’indice Stx, che contiene i titoli europei più rappresentativi ha ceduto il 2,15 per cento, che equivale a 201 miliardi di euro bruciati in una sola seduta.
LE PREOCCUPAZIONI
Per gli analisti, non è che l’inizio di una fase di turbolenze e stress che durerà almeno fino alle elezioni greche del 25 gennaio, quando si attende una vittoria (anche se i sondaggi annunciano sempre più incertezze) della sinistra radicale di Tsipras, ostile alla cura di austerity voluta dall’Europa. «Due temi fanno paura ai mercati nella zona euro – analizzava ieri il francese Xavier de Villepion di HPC – l’ipotetica uscita della Grecia dalla moneta unica e la debolezza dell’inflazione in Germania». Sulla Grecia, tuttavia, i mercati sarebbero meno pessimisti di quanto le cifre di ieri sembrano indicare. «Anche se Syriza arriverà in testa, non avrà sicuramente una maggioranza per governare da sola e dovrà formare una coalizione – ha analizzato Cyril Regnat, di Natixis – Questo significa che ci saranno sicuramente dei negoziati e delle trattative e questo servirà a tranquillizzare. Ma per i prossimi giorni, avremmo necessariamente volatilità».
Ma non c’è solo la Grecia a seminare panico sui mercati.
Ad aumentare il nervosismo sulle Piazze anche l’ormai irrefrenabile calo del petrolio. Ieri il costo al barile è sceso a New York sotto ai 50 dollari per la prima volta dall’aprile 2009, trascinando al ribasso tutto il settore dell’Energia. A Milano, Eni è stato il titolo di gran lunga peggiore: dopo due sospensioni al ribasso ha subito una delle perdite più pesanti della sua storia, -8,3 per cento a 13,3 euro. Male anche Enel, a – 6,4 per cento. Particolarmente sensibile al ribasso del greggio anche l’indice parigino, dove il settore energia ha accusato un colpo pesante travolgendo il titolo Total (-5,98). «Il calo del corso del barile è ansiogeno per i mercati perché avviene molto rapidamente, e questo destabilizza alcuni fondi» ha spiegato Renaud Murail, di Barclays Bourse. E dall’altra parte dell’oceano la Casa bianca ha fatto sapere di monitorare costantemente l’andamemto del prezzo del petrolio, ricordando che il calo dei prezzi dell’energia è positivo per l’economia americana.
Al clima pesante non è sfuggito l’euro, che continua a scendere rispetto al dollaro e ha toccato i minimi del marzo 2006 prima di riprendere quota. La moneta unica è scesa fino a 1,1864 dollari, per poi risalire a 1,1959 dollari. Euro in calo anche sullo Yen, a 143,16, ai minimi da inizio novembre. Dal 16 dicembre, l’euro ha ceduto il 4,8 per cento del suo valore rispetto al dollaro, dopo essere precipitato del 12 per cento nel 2014.
«Siamo sui carboni ardenti» ha commentato un analista di CMc Market. Nell’incertezza generale, gli investitori hanno preferito andare sul sicuro optando sulle obbligazioni dei paesi più affidabili della zona euro: i tassi di rendimento dei titoli tedeschi a dieci anni sono ancora scesi allo 0,492 per cento.

Il Messaggero