«Grazie: di solito il nuovo patron caccia il tecnico»

Walter Mazzarri

«Questa settimana sono stato preso di mira io: nessun problema. Anzi, a me va bene così perché si preserva la squadra».

Quel sms ricevuto Scintille d’orgoglio e rabbia: ora Walter Mazzarri ringhia, forte della benedizione indonesiana e sicuro del proprio percorso. Più rosso in volto del solito, più convinto e… autostimolato di sempre, WM sparge due-tre concetti-chiave partendo da un sms forte, chiaro e confermato. «Ringrazio il presidente. Poche volte è capitato ad allenatori di vedere la società per la quale lavorano cambiare radicalmente a metà anno e spesso una nuova proprietà che arriva manda via l’allenatore. Thohir ha fatto diversamente, ha apprezzato il mio lavoro e questo vuol dire che la mia carriera lo ha messo in condizione di comportarsi in altra maniera. Poi io resto un dipendente, pur se importantissimo».
Strada e Valentino Settimana difficile, foderata di un 2-2 a Livorno che pareva una sconfitta: adesso, più di sempre, conta solo il risultato. «Se mi infastidisce che si dica che il mio futuro all’Inter è legato all’Europa? Io vado dritto per la mia strada, e ho già detto che farò il possibile e l’impossibile per portare in alto questa squadra. E sia chiaro: non è certo il momento più difficile della mia carriera». Pausa. Ripartenza. «Voglio ringraziare Valentino Rossi: ha parlato di me usando termini come serietà umana e professionale, e questo pensiero è più importante di tanti altri».
Ansia e vicinanza Ma non finisce qui: perché Mazzarri torna infiammabile. «Bergomi ha detto che trasmetto ansia alla squadra? I miei giocatori sanno quello che faccio e non posso rispondere a tutti. La mia storia dice l’esatto contrario e non mi interessa commentare. Fatemi la prossima domanda va’…». E’ tornato Thohir, «ma era già in programma – puntualizza Mazzarri -, e lo dico perché poi magari si fanno pensieri sbagliati. Quando viene è solo un piacere, perché bisogna dare il senso di unità. Se si fa vedere vicino alla squadra fa bene alla squadra stessa, non è per me».
Chi è da Inter e chi no Fin troppo chiaro: WM è sicuro di sé, anche perché «io vedo l’ordine tattico, la squadra crea occasioni, la crescita c’è e per la gara contro il Bologna, che facile non è, vorrei che partissimo subito bene, forte, come in alcuni secondi tempi passati». Il riferimento è Inter-Udinese e non Livorno-Inter. «Intanto non è uno solo che sbaglia – dice riferendosi al retropassaggio di Guarin -, ma tutta la squadra, per posizionamento. L’ho detto e corretto coi ragazzi: altro non dico. Stiamo facendo valutazioni, tutte per l’attualità e per l’anno prossimo. Per esempio: chi vuole restare in questa squadra non deve avere certe amnesie. Due o tre possono capitare, ma se sono trenta non va bene. Per stare ad alti livelli ci vogliono concentrazione massimale, rendimento al top, crescita e allenamento mentale. Contro il Livorno, per esempio, la squadra non ha fiutato il pericolo, si sentiva padrona». L’Inter, ora, è padrona del proprio destino. «Se i rigori non dati sanno di alibi per i giocatori? Ai ragazzi dico di non pensarci». Che da pensare c’è già abbastanza.

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