Gran Bretagna no euro E ora attenti a Le Pen

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Saranno le elezioni del boom degli euroscettici? È la domanda che gira a Bruxelles ormai da settimane. Ora cominciano ad arrivare i primi dati reali.

Il test più interessante è certamente quello della Gran Bretagna. Come in Italia anche nel Regno Unito non solo per le elezioni continentali si vota anche per le elezioni amministrative, per le quali è stato già affettuato lo spoglio. I primi dati rivelano la bassa affluenza alle urne (intorno al 35%) e una netta affermazione degli euroscettici dell’Ukip di Nigel Farage. I primi risultati dello spoglio delle schede hanno fatto registrare un aumento dei consensi per l’Uk Indipendence Party e un’avanzata dei Laburisti. In calo invece i conservatori e i LiberalDemocratici, che quasi scompaiono pur essendo nella coalizione di governo. Ad oltre un terzo dello spoglio ultimato, l’Ukip si aggiudica 86 seggi supplementari nelle assemblee locali, i Laburisti 101, mentre i Conservatori ne perdono 95 e i Liberal Democratici 97.

I laburisti hanno inferto un duro colpo al primo ministro David Cameron, vincendo nei consigli londinesi dove i conservatori avevamo tradizionalmente successo, come Hammersmith e Fulham, e a Cambridge. Anche l’Ukip ha fatto breccia nelle roccaforti dei tories, come a Maidstone, Southend-on-Sea, Castle Point, Basildon e Brentwood.

Per le Europee bisognerà attendere la chiusura delle urne nei diversi paesi europei che voteranno domani.

Anche in Olanda si è già votato e i risultati sono già noti. Qui i populisti sono andati male smentendo le previsioni. Era infatti favorito il partito euroscettico Pvv di Geert Wilders che avrebbe ottenuto il 12,2% dei voti, contro il 17% di cinque anni fa, ovvero tre seggi contro i cinque conquistati nel 2009. I due partiti liberali, Vvd e D66, avranno quattro deputati ciascuno, con una percentuale fra il 15 e il 16%. Davanti al Pvv dovrebbero finire anche i laburisti, con una percentuale fra il 12% e il 14%. Il leader dei populisti Wilders ha infine ammesso: «I sondaggi dopo il voto sono deludenti».

Adesso l’attenzione si sposta su altri Paesi dove pure gli euroscettici potrebbero ottenere successi ragguardevoli.

Ovviamente il principale è considerata la Francia, con il Front National di Marine Le Pen accreditato addirittura come primo partito tra il 23 e il 24% dei voti, I socialisti del presidente Hollande dovrebbero essere piuttosto distaccati e non dovrebbero andare oltre quota 17%. Il programma dell’estrema destra – anche se Le Pen si definisce né di destra, né di sinistra, ma solo “patriottica” – punta alla chiusura delle frontiere, abolendo il trattato di Schengen, a un ruolo più forte dello Stato nell’economia, con nazionalizzazioni, e all’uscita dall’euro, con un ritorno al franco.

In Ungheria per esempio si attende un trionfo degli euroscettici con il partito ultranazionalista Jobbik, seconda forza politica accreditata con il 17% nei sondaggi. Ma anche il partito Fidesz del contestatissimo (proprio in Europa) premier Viktor Orban presenta forti caratteri di contestazioni alle istituzioni continentali.

Un boom che però dovrebbe essere bilanciato dai risultati dell’area. A cominciare dalla Polonia, che da sola elegge 51 veuroparlamentari. Qui i centristi europeisti della Piattaforma civica del premier Donald Tusk sono testa a testa con i conservatori Destra e Giustiza (PiS), mentre gli euroscettici sono fortemente marginalizzati.

Anche in Repubblica ceca, fino ad ora considerata roccaforte euroscettica nell’area, i pro-Europa dovrebbero piazzarsi in testa.

In Slovacchia, il partito socialdemocratici Smer-Sd, è accreditato con il 38% delle intenzioni di voto. Mentre nei tre paesi baltici il timore delle ingerenze russe viste materializzarsi in Ucraina sembra destinato a spingere verso il voto filoeuropeo. Ma in Lettonia, ad esempio, dove i russofoni rappresentano un quarto della popolazione, il partito pro-Putin già arrivato in testa alle ultime legislative potrebbe battere i filoeuropeisti.

IL TEMPO