Gp d’Australia, la rabbia della Ferrari «Avevamo la vittoria in mano»

Raikkonen 1

Le prime ombre dell’Albert Park sembrano essere una metafora dell’umore a Casa Ferrari. Non c’è il buio – mai potrebbe portarlo un podio, in fondo -, ma nemmeno c’è la luce scintillante. Quella l’avrebbe data la vittoria, che è stata a portata di mano per 38 dei 57 giri ma che poi è svanita per una combinazione di eventi e uno su tutti, lo stop della gara (e la successiva ripartenza) a causa dell’incidente tra Fernando Alonso e Esteban Gutierrez. Non c’è controprova, ma senza quell’episodio la corsa avrebbe probabilmente preso un’altra piega.

La strategia e il ritiro di Kimi
«È una rabbia ed è un peccato, avevamo la vittoria a portata di mano», sintetizza Maurizio Arrivabene, team principal anticipando pure il probabile pensiero di Sergio Marchionne (alla fine il presidente non è venuto in Australia, per quanto la sua presenza fosse stata messa in preventivo): «Non credo che sia contento. Un presidente non può essere felice, quando perde». Seguono subito due chiarimenti: su Raikkonen e la strategia. Non è stato un errore ritardare il rientro di Kimi al box (a prescindere che poi il suo Gp è andato a pallino per le fiamme nella zona del turbo della power unit)? «No, abbiamo fatto la cosa giusta – sottolinea il team principal – perché non stava perdendo tanto e, richiamandolo, avremmo compromesso il Gp di Sebastian».

La Mercedes mischia le carte
Ed eccoci alla strategia decisa nella fase di neutralizzazione, prima che tornasse il semaforo verde. La Mercedes, che già aveva montato con Hamilton le gomme medie – scelta di gara dell’inglese per cercare di rimescolare le carte dopo un pessimo start – ha fatto la stessa cosa con la W07 di Rosberg; la Rossa, invece, ha proseguito con le supersoft, cambiando solo il set di gomme (il treno usato per un solo giro in qualifica) perché quello nuovo di pacca montato cinque giri prima al pit stop poteva essere stato danneggiato dai detriti dello scontro tra la McLaren e la Haas. Bene, non c’è pentimento, a caldo, per la scelta effettuata. Di nuovo Arrivabene: «Verificheremo con i dati se sia stato giusto o sbagliato. Ma credo che sia stato corretto procedere così, anche per avere la possibilità di essere aggressivi». È un’opinione condivisa da Sebastian Vettel: «La bandiera rossa di sicuro non ci ha dato una mano e si poteva anche pensare di adottare un’altra strategia (ndr: passare alle medium, appunto). Ma non critico nessuno: si vince e di squadra e stavolta abbiamo conquistato quindici punti».

Il bicchiere mezzo pieno
Tutto sommato, i segnali sono incoraggianti. Lo sono perfino per il povero Raikkonen, capace di andare oltre la disavventura (tra l’altro le fiamme uscite dall’air scoop pare non certifichino un danno definitivo al motore:  la parte endotermica funzionava, per cui la power unit potrebbe non essere persa) e di guardare avanti: «C’è  ancora del lavoro da fare, ma la velocità c’è e la macchina funziona bene». Vettel vede ancora di più il bicchiere mezzo pieno: «Penso che ci siamo avvicinati alla Mercedes. Se penso che questo, un anno fa (quando fu a sua volta terzo), era uno dei circuiti peggiori per noi, non posso non vedere tante positività nel risultato e nel rendimento della macchina: siamo in forma e siamo in grado di mettere pressione a chi è ancora davanti a no».

Corriere della Sera