«Gli scudetti sono 32 Che senso ha la 3ª stella ora?»

andrea_agnelli

Milan e Inter sbrigatevi, così Agnelli Andrea potrà mettere la terza stella sulla maglia. Ve lo ha chiesto lui, neppur un giorno dopo aver conquistato lo scudetto numero 30, secondo contabilità federale. Anche se tutti sanno, e l’interessato ha confermato, che gli juventini doc continueranno a contarne 32. Stranezze del potere, stranezze al potere. Ma quella dell’Agnellino (Agnelli junior sarebbe riduttivo: soprattutto ora) forse era una sfida, forse uno schiaffo alla povertà altrui, forse un infilare qualche ago nelle piaghe milanesi, forse un modo per concedere al marketing di lavorare con la fantasia da qui a qualche anno.
Difficile saperlo e capirlo perché ieri il presidente della Juve, appena battezzata dal terzo scudetto, ha dialogato solo con Florentino Perez padre e padrone del Real Madrid, venuto a Torino per parlare di leggende del calcio e di progetti a scopo benefico. Naturalmente non sono mancati occhio, orecchio e soffio di voce su Pogba: una slot machine da 90 milioni all’ultimo listino prezzi. Invece ai giornalisti è stato riservato un monologo. Non si sa mai che migliori lo stile Juve. Dunque il monologo, efficace, graffiante e deciso, tipico da titolo, perché il nostro ben conosce l’arte dell’ acchiappo giornalistico, dice così:”Non ci sarà terza stella sulle maglie. Per noi gli scudetti sono 32. Ma quando altre squadre raggiungeranno la seconda, metteremo la terza per mostrare la differenza tra noi e gli altri”. 

Passata a’nuttata di sbornie e felicità, ieri era giornata di facce distese e volti sorridenti per la Juve: un bel sole sullo Juventus stadium in attesa della festa di popolo e della partita serale. Ma dentro lo Stadium, all’ora del caffè, Agnelli ha raccontato che il passato è già alle spalle e lo scudetto pure. “So bene che conta il futuro, si chiude un capitolo e stiamo già lavorando per la prossima stagione”. Ne dovrà parlare anche con il suo tecnico: magari per spiegarsi sulla forza della rosa, sulla necessità di rinvigorire la squadra. Ben sapendo dove sta il punto debole della stagione. Agnellino c’è arrivato in un baleno ed ha fatto intuire che i dubbi dei critici sono anche i suoi.”Sono orgoglioso di questa stagione. Difficile trovare aggettivi: abbiamo scritto una pagina di storia”. Fin qui le dolcezze. Poi le amarezze: “Trovo eccessivo parlare di fallimento del Bayern per aver perso con il Real, così ragiono per la Juve: il nostro è un percorso di crescita con l’obbiettivo di vincere. Ad inizio anno ci sono un centinaio di squadre tra Champions ed Europa league: solo due vincono. E’ sbagliato dire che le altre 98 falliscono”.

Il fallimento europeo della Juve, però, va oltre un’analisi così scarna. Non si può nascondere tutto con le urla di Conte e con gli attacchi agli arbitri. Agnelli ieri si è allungato, nei discorsi, su tutto quanto di peggio abbiamo visto in queste settimane: dalle banane per Dani Alves agli scontri di Roma. ”Esistono i problemi, non possiamo sempre dire. è colpa degli altri”. Bene, dovrebbe raccontarlo pure a Conte, ricominciare a distribuire buon senso cancellando quelle ultime brutte immagini europee, quella scarsa, perfino incomprensibile, sportività del suo tecnico. Magari ripartire dal ricordo di quei bambini che, allo Stadium, insultavano un giocatore e che ieri ha difeso. ”Vanno educati e capiti. Punire la società, come è successo con noi, non è il giusto atteggiamento per crescere”. Ma i fatti restano.

Soprattutto alla luce dei progetti messi in cantiere con l’Unesco per i prossimi 18 mesi: un report per colmare il gap culturale tra lo sport e la sua cultura deleteria e deviante. Con tanto di orgoglioso proclama: “Non ci sostituiamo a leggi e autorità, ma squadre come noi e il Real hanno una cassa di risonanza nel mondo, anche tra i giovani. Vogliamo fare qualcosa, lo dimostreremo con i fatti”.
Ieri, in realtà, Agnelli e Florentino dovevano parlare della partita del 2 giugno, a Torino, fra i giocatori leggenda dei club, il cui ricavato andrà a favore del recupero dei bambini soldato in Mali e nella Repubblica centroafricana. Poi la Juve, lo scudetto, la Roma si sono presi la parte. Brutto pensare che conti di più parlare di una stella piuttosto che di un bambino soldato. Ma c’è report e report: impietosa legge della vita.

IL GIORNALE