«Gli scafisti finanziano il terrorismo islamico»

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Il senso dell’urgenza. «Non possiamo aspettare. Serve un intervento d’emergenza, una risposta immediata. Altrimenti – dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in una pausa degli incontri coi capi-diplomazia Ue a Lussemburgo – finisce che l’Italia non potrà più identificare i migranti». Di più: gli scafisti «finanziano il terrorismo». E vanno colpiti. L’Italia «esige» il sostegno dei partner Ue «come parte di un sostegno politico internazionale ad azioni mirate contro gli schiavisti del XXI secolo che operano in particolare nel Nord-Ovest della Libia. Per ottenerlo stiamo lavorando sia in sede europea, sia a New York.»
Che cosa significa in concreto?
«Più risorse dall’Unione, perché l’azione di salvataggio è al 90 per cento sulle nostre spalle. È incredibile che una superpotenza economica come la Ue spenda solo 3 milioni al mese per Triton. Fra l’altro, il pattugliamento e il controllo delle frontiere marittime prevedono l’obbligo del search and rescue, la ricerca e il salvataggio: è la legge del mare, non servono altre direttive Ue.»
Ha percepito a Lussemburgo una nuova sensibilità?
«Lo choc per quest’ultima tragedia ha squadernato di fronte alla Ue il fatto che non ci si può più semplicemente riferire al già deciso, al già detto e al già regolato: significherebbe decretare la totale inadeguatezza dell’Unione. Siamo di fronte a un’emergenza non italiana ma europea. Servono risorse e impegni finalmente adeguati. Riguardo al sistema dell’accoglienza, oltre il 70 per cento degli immigrati irregolari arrivati nell’Unione europea nel 2014 lo hanno fatto raggiungendo l’Italia. Percentuale che purtroppo non è destinata a diminuire, se le cose non cambieranno».
Ma ci stiamo riuscendo, a convincere l’Europa?
«Siamo dentro un percorso. Partiamo da una situazione molto negativa, addirittura imbarazzante: un’emergenza europea considerata finora un problema solo italiano. Mi auguro che le riunioni in corso e le prossime possano segnare un risveglio dell’Europa. L’ho detto agli altri ministri degli Esteri introducendo la discussione: è in gioco la reputazione stessa dell’Europa. Stiamo lavorando su tre punti. Il primo è la necessità di un contrasto deciso contro gli organizzatori del traffico di esseri umani. Il secondo riguarda Triton. Il terzo Dublino, la gestione dell’accoglienza: per reggere, il nostro sistema ha bisogno di un rilevante impegno europeo. Altrimenti va a finire che non riusciremo ad applicare le regole della Convenzione di Dublino, ossia l’identificazione dei migranti. Non è una minaccia ai nostri partner, ma un rischio che corriamo e spero che tutti capiscano che per evitarlo serve un contributo economico Ue importante».
Quali le condizioni per un intervento in Libia?
«Sarebbe imprudente parlare ora di interventi militari o altri scenari del genere. Ai diversi livelli l’Italia si sta muovendo per promuovere un sostegno a azioni mirate di contrasto ai trafficanti di uomini. Apprezziamo la dichiarazione del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon (sulla condivisione della crisi, ndr). Ne ho parlato col ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh, presidente di turno del Consiglio di sicurezza. Ci aspettiamo dal Cds altre prese di posizione. In Europa abbiamo riscontrato una determinazione a contrastare gli schiavisti, molto chiara da parte di grandi paesi come la Francia, il Regno Unito, la Spagna e la Germania.»
È ipotizzabile un embargo sul petrolio finché non si bloccherà il flusso di boat people?
«Ogni tanto nella dinamica Onu sembra automatico un discorso che dice: proviamo una mediazione, se fallisce si passa alle sanzioni. Ma in questo caso i proventi legali delle estrazioni petrolifere che finanziano l’azienda di Stato Noc, e attraverso la Noc la Banca centrale libica, costituiscono l’unico rivolo di finanziamento legale in un fiume di finanziamenti illegali che affluisce in Libia da tante parti. Non sarebbe geniale chiudere l’unico piccolo rubinetto legale che bisogna piuttosto preservare, e l’Italia ci sta lavorando con gli Usa e gli altri paesi, per evitare che anche la Banca centrale finisca per essere distrutta e spartita tra le fazioni».
Renzi sarebbe propenso a affondare i barconi vuoti…
«Non mi occupo di retroscena. Sulla scena, quella politico-diplomatica, c’è l’impegno dell’Italia a costruire consenso su azioni mirate di contrasto ai trafficanti di esseri umani. Dobbiamo sì rafforzare l’impegno europeo su monitoraggio e salvataggio, ma l’ultima tragedia è avvenuta non perché mancassero i soccorsi, ma per le caratteristiche oscene con cui i trafficanti avevano stipato un’imbarcazione non in condizione di tenere il mare con quel tipo di affollamento a bordo. I nuovi schiavisti finanziano anche il terrorismo. E il loro business criminale vale ormai il 10 per cento del Pil libico».
Berlusconi è pronto a collaborare, Salvini chiede il blocco navale e attacca il governo…
«Di fronte a una simile tragedia, i comportamenti dovrebbero essere improntati a collaborazione e responsabilità nazionale. Non dovrebbe contare più di tanto essere al governo o all’opposizione ma, primo, essere italiani, secondo, avere una cultura di governo.»
Vuol dire che a Salvini mancano entrambi?
«Salvini conferma ancora una volta una serie di slogan ben lontani dalla capacità di gestire crisi e emergenze. Blocco navale? Non capisco se chi ne parla vuole usarlo per i respingimenti, impossibili verso la Libia, o per i salvataggi umanitari. È una parola a effetto, non certo una soluzione.»
Berlusconi propone un tavolo con gli ex premier…
«Il governo valuterà. Ma queste proposte vanno nella giusta direzione, con lo spirito giusto».

Il Messaggero