Gli israeliani a Gaza. «È solo l’inizio»

GAZA

Quarantamila sfollati, centomila abitanti di Gaza hanno perso le loro abitazioni sotto il bombardamento israeliano. Un martellamento cominciato l’altra sera e proseguito ieri per tutto il giorno mentre reparti corazzati e fanteria continuavano l’operazione di terra. Almeno otto i palestinesi uccisi di cui altri tre bambini. Le sirene d’allarme hanno costretto decine di migliaia di israeliani nei rifugi, soprattutto nelle comunità più vicine alla Striscia, ma l’intensità del fuoco è diminuita rispetto ai giorni scorsi. Hamas minaccia di trasformare l’assalto israeliano in una gigantesca «tomba per i soldati» ma finora le vittime di due giorni di invasione, da una parte e dall’altra, sono relativamente basse rispetto ai giorni precedenti considerando le tonnellate d’esplosivo che illuminano giorno e notte il cielo. 
I TUNNEL
I portavoce militari di Tel Aviv concentrano i loro comunicati sul ritrovamento dei tunnel che, ha nuovamente ripetuto il premier Netanyahu, sono l’obiettivo principale dell’operazione. Una trentina, alcuni con depositi di armi, sarebbero state scoperti e distrutti. Diciassette sarebbero i militanti uccisi e altrettanti quelli catturati. Da loro l’intelligence israeliana spera di localizzare gli ingressi ai corridoi sotterranei che preoccupano di più: quelli lunghi da uno o due chilometri e che conducono sotto il confine con Israele; i bunker dove sono nascosti i missili e quelli dove si potrebbero trovare i capi militari di Hamas e della Jihad islamica. «Sotto Gaza, c’è un’altra Gaza sotterranea». Per il colonnello Peter Lerner i tunnel «sono decine, forse centinaia». Le forze israeliane non sono ancora penetrate in profondità nella Striscia e questo significa che l’operazione è solo all’inizio e andrà avanti se non ci sarà la resa di Hamas, ossia l’accettazione del cessate il fuoco proposto da Egitto, sottoscritto da Israele e sostenuto dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. Hamas, sempre più isolato, lancia accuse. In un fotomontaggio che circola a Gaza il presidente palestinese è mostrato accanto a Netanyahu e al presidente egiziano: i tre indossano lo stesso elmetto, e appaiono schierati con la medesima determinazione contro gli islamici. Dello stesso tono sono i commenti del premier turco Recep Tayyip Erdogan che ha lasciato intendere che la mediazione egiziana su Gaza sia stata in realtà un doppio gioco. 
LA DIPLOMAZIA
Non si vede la luce alla fine del tunnel del conflitto e in mancanza di progressi diplomatici (solo generici appelli alla calma e ad aver cura per i civili, soprattutto bambini), israeliani, palestinesi e organizzazioni internazionali tirano fuori statistiche e conti. Secondo un’agenzia dell’ONU 96.400 sono le persone che hanno avuto la casa distrutta o danneggiata a causa delle operazioni israeliane. Danni per milioni di dollari sono indicati nei tabulati di chi somma i danni dei missili sparati da Gaza su Israele e altri conti riguardano il costo, miliardi di dollari, dell’operazione militare di Tel Aviv e come peseranno sui contribuenti nel 2015. Maria Calivis, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e l’Africa del Nord ha denunciato l’alto prezzo pagato dai bambini di Gaza, in media quattro morti ogni giorno. Dall’invasione di terra, almeno altri quattro sono morti e il bilancio totale dei civili è di 274. Ieri, un soldato israeliano è morto (forse ucciso da fuoco amico) e altri quattro sono rimasti feriti.

IL MESSAGGERO