Gli attivisti M5S scelgono Farage. Ma il no ai Verdi fa discutere

GRILLO FARAGE

Il Movimento 5 stelle sceglie Nigel Farage, secondo gli auspici di Beppe Grillo e dei gestori del suo blog e della comunicazione M5S, impegnati nelle ultime settimane in una vera e propria campagna per convincere gli attivisti a indicare il discusso nazionalista inglese come partner privilegiato per la formazione di un gruppo nell’europarlamento.

Con circa 23mila voti on line su 29mila (non moltissimi sui circa centomila iscritti certificati), gli attivisti indicano il gruppo Efd, guidato dal nazionalista inglese, preferendolo all’opzione di non aderire a nessun gruppo. Solo terza, e quindi fuori gioco, l’ipotesi di una adesione al gruppo guidato dai conservatori inglesi.

Ma la decisione dei vertici 5 stelle di escludere i Verdi dalle opzioni a disposizione degli attivisti sul blog infiamma nuovamente le polemiche interne. La versione ufficiale è che gli ambientalisti avevano rifiutato il dialogo, anche se nelle ultime ore qualche apertura era arrivata da esponenti autorevoli del gruppo verde come Josè Bovè. Stavolta non sono solo i cosiddetti dissidenti a uscire allo scoperto: gli scontenti sono molti, e lo “sconcerto”, rigorosamente anonimo, di alcuni neoeletti a Strasburgo trapela fin dalla mattina. E in mattinata anche il blog Beppegrillo.it si riempie di commenti negativi anche di attivisti che dichiarano la preferenza per Farage ma bollano come antidemocratico il metodo di selezionare “a monte” le possibilità.

Anche nei gruppi parlamentari romani domina lo stupore: “Dovendo scegliere tra la destra inglese e la destra inglese, non saprei cosa scegliere – ironizza il senatore sardo Roberto Cotti – magari vado sul blog e voto per i non iscritti a nessun gruppo…”. La deputata Giulia Sarti pubblica una foto su Facebook nella quale vota per i conservatori inglesi “nipotini di Churchill” con il naso tappato, “solo per non far vincere Farage”. “Sono indeciso se non votare il sondaggio sul blog o votare di non iscriversi perchè trovo le altre opzioni scarsamente pluralistiche”, scrive Stefano Vignaroli, il cui “stato” su Facebook è subito condiviso dal collega deputato Mimmo Pisano. “Non ho votato, non mi è piaciuto il metodo”, commenta Aris Prodani, da tempo schierato con l’ala critica del gruppo alla Camera. A suo giudizio “se qualcuno lo chiederà sarà impossibile che il tema non venga messo all’ordine del giorno della prossima assemblea dei deputati”. Ma su questo, il capogruppo alla Camera Giuseppe Brescia ha una idea opposta: “Lo escludo, questa cosa non è di nostra competenza. Ci dobbiamo occupare delle nostre iniziative politiche, come abbiamo fatto oggi incontrando il ministro della Giustizia Orlando per chiedergli di non bloccare il lavoro del Senato sulle nuove norme anticorruzione”.

Tra i più allineati con il vertice, il deputato pugliese Emanuele Scagliusi garantisce di aver votato “in assoluta libertà, senza che qualcuno mi abbia imposto qualcosa”. Mentre Alessandro Di Battista, punta di diamante degli “ortodossi”, in un lungo post sulla sua pagina Facebook ricorda l’impegno parlamentare del M5S a favore dell’intensificazione dei rapporti dell’Italia con Alba, la comunità economica “bolivariana” fondata dai governi di sinistra dell’America latina, per spiegare che la questione centrale per il movimento è la sovranità popolare. Di qui, la scelta dell’intesa con l’Ukip.

Ma stavolta non si può ridurre lo scontro alla consueta contrapposizione interna tra “dissidenti” e “talebani”: anche un parlamentare lontano dalle etichette come il militante No Tav Ivan Della Valle appare deluso.

“La mia preferenza per i Verdi l’ho dichiarata, ma non mi straccio le vesti per chi sceglie Farage, in chiave di lotta alle istituzioni europee. però il metodo non mi convince: se non c’è una rosa di possibilità forse sarebbe stato meglio non fare questo tipo di consultazioni. Meglio allora far decidere agli eletti europei, non credo ci sarebbe stata tanta delusione”. La pressione della base, affezionata all’idea della democrazia diretta e allo slogan “uno vale uno” si sente, ma per Della Valle il M5S non cambierà più di tanto: “C’è solo da fare qualche aggiustamento al nostro funzionamento, non chissà quale rivoluzione”.

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