Giustizia, le toghe: pronti allo sciopero Altolà di Orlando

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«Lo sciopero? Ma via, Renzi non aspetta altro. Specie se lo facciamo sulle ferie». Ragionava così uno dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati mentre alla spicciolata circa 400 toghe (per un totale di 2.071 partecipanti tra presenti e delegati) cercavano posto nell’aula magna della Cassazione. Assemblea straordinaria affollata al Palazzaccio, come non se ne vedevano dal 2006, anno dell’ultimo dei quattro scioperi contro le riforme Berlusconi. Ma ora che al governo c’è il segretario del Pd Renzi è difficile decidere il da farsi. Non sono in pochi ad invocare lo sciopero subito, classico o bianco che sia: lo fanno l’”indipendente” Carlo Fucci, Andrea Reale di ”proposta B” e Angelantonio Racanelli, ex togato del Csm di quell’ala di Magistratura indipendente – oramai spaccata – il cui punto di riferimento sembra restare l’attuale sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. La soluzione arriva dopo cinque ore di dibattito: nessuno sciopero nell’immediato ma, se le nuove norme sulla responsabilità civile all’esame del Parlamento dovessero mettere a rischio l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, allora «non si escludono ulteriori forme di protesta». Tra le quali, appunto, lo sciopero. A passare, con 1718 voti contro i 230 della mozione più oltranzista, è stata la linea delle correnti maggioritarie di Unicost e di Area, che ha ottenuto anche i voti della corrente non ferriana di Mi. E’ la linea del presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli: «non chiediamo privilegi» e «rifiutiamo la via delle polemiche e della chiusura corporativa» ma non accettiamo «le offese» degli slogan, che fanno equivalere il taglio delle ferie ai magistrati al recupero di efficienza della giustizia, mentre sulla responsabilità civile «stiamo assistendo a emendamenti e proposte veramente pericolose».
IL MINISTRO
Appresa la notizia di uno sciopero non immediato, ma che resta in canna per sparare contro la responsabilità civile, il Guardasigilli Andrea Orlando ribatte: «La modifica della legge Vassalli non è un attacco all’indipendenza dei magistrati, bensì un intervento a tutela dei cittadini». Il tema sarà senz’altro al centro della primo incontro di oggi del ministro col nuovo Csm guidato da Giovanni Legnini. L’eliminazione del filtro ai ricorsi resta la nota dolente nel rapporto tra magistrati e governo. Orlando può disinnescare con un decreto legge la mina dell’emendamento approvato in commissione Giustizia al Senato, secondo cui è colpa grave anche «l’emissione di un provvedimento cautelare fuori dai casi consentiti dalla legge oppure senza specifica o adeguata motivazione», ma sul filtro non sembra che il governo sia intenzionato a fare passi indietro. In Cassazione l’Anm fa scorrere le «sue» slide per chiedere: a quando le vere riforme su falso in bilancio e prescrizione? Le misure del governo sono definite «populiste e demagogiche» dice Mario Fresa, consigliere di Cassazione. Sta passando «il messaggio di Renzi sul lavoro e cioè che si può fare a meno dei giudici», aggiunge Giuseppe Cascini, pm a Roma. Al governo si chiede un incontro urgente. L’11 dicembre assemblee in tutti i distretti giudiziari e il 17 gennaio una «giornata della giustizia» con le porte dei tribunali aperte ai cittadini. Basterà a invertire la rotta?

Il Messaggero