Giudici Consulta, richiamo di Mattarella

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«Massima urgenza» si raccomanda Sergio Mattarella. La Corte costituzionale è a ranghi ridotti da molti mesi e al limite della sua funzionalità (11 membri) ma dal Parlamento escono solo fumate nere (l’ultima giovedì). Perciò ieri il presidente della Repubblica ha richiamato le Camere a quello che è un «doveroso e fondamentale adempimento, a tutela del buon funzionamento e del prestigio della Corte e a salvaguardia della responsabilità istituzionale», auspicando che si provveda – «con la massima urgenza», appunto – ora che il quorum è sceso a tre quinti e quindi può essere più facile trovare un accordo politico. Auspicio e richiamo condivisi dai presidenti delle due Camere, Laura Boldrini e Piero Grasso, che inutilmente avevano sollecitato le forze politiche nei mesi scorsi.

I giudici costituzionali dovrebbero essere 15 e invece sono 13. A luglio è uscito anche Paolo Maria Napolitano. Prima di lui, a febbraio, era stata la volta di Mattarella, eletto alla Presidenza della Repubblica, e, prima ancora, di Luigi Mazzella, scaduto addirittura il 28 giugno del 2014 (ben un anno e tre mesi fa). Due dei tre furono designati dal centrodestra, uno dal centrosinistra, ma per la loro sostituzione l’accordo potrebbe estendersi ai 5 Stelle.

Certo è che la Consulta attualmente decide sulla base di maggioranze diverse da quelle previste se il plenum fosse al completo. Il che, come ricordò il suo attuale presidente Alessandro Criscuolo, può incidere in modo determinante su una decisione piuttosto che su un’altra. Che è poi quanto accaduto con la famosa sentenza sulla perequazione delle pensioni, sulla quale la Corte si spaccò e fu determinante il voto (che vale doppio, in caso di parità) del presidente.

L’agenda dei giudici di palazzo della Consulta è già fitta di appuntamenti “caldi”. La prossima settimana si tornerà a parlare della legge sulla fecondazione assistita, con riferimento al divieto di selezione degli embrioni a scopi eugenetici nonché a quello della loro conservazione e soppressione(relatore Mario Morelli). Giuliano Amato sarà relatore di una questione relativa alle limitazioni sugli spot pubblicitari televisivi per le sole reti private, mentre in camera di consiglio, il 7 ottobre, verrà discussa la vexata quaestio della riduzione delle ferie dei magistrati, oggetto di una dura polemica con il governo e che ha segnato i rapporti tra politica e toghe nell’era Renzi (relatrice Silvana Sciarra).

Ma i riflettori sono già puntati sull’udienza del 20 ottobre, quando si discuterà il cosiddetto decreto Severino, con riferimento alla retroattività della decadenza di amministratori locali a seguito di una condanna non definitiva per un reato commesso prima dell’entrata in vigore del decreto. La causa è stata affidata alla giudice Rosaria De Petris e, oltre a incidere sui casi De Luca e De Magistris, potrebbe indirettamente riguardare anche l’uscita dalla scena parlamentare di Silvio Berlusconi.

L’appello di Mattarella era inevitabile. Il Pd assicura il proprio impegno con i capigruppo Rosato e Zanda. La prossima votazione sarà a metà ottobre e si punta a una tripletta di tecnici e non politici. Anche se si naviga in alto mare, circolano alcuni nomi: Augusto Barbera e Stefano Ceccanti per i Dem; Felice Besostri per i grillini o Silvia Niccolai; per il centrodestra l’ex presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto.

Sempre ieri Mattarella, celebrando la Festa dei nonni al Quirinale, ha sottolineato che «la famiglia è sempre di più, con le caratteristiche della società di oggi, un ammortizzatore sociale che consente al nostro Paese di andare avanti, fronteggiando le difficoltà economiche della crisi».

Il Sole 24 Ore