Giubileo, perché il Papa va di corsa Il Vaticano assicura: Bergoglio sta bene

PAPA FRANCESCO

In curia qualcuno ci scherza persino su. Rassicurante. A parte qualche dolore di sciatica e qualche raffreddore di stagione, Francesco gode di uno stato di salute più che buono.
Eppure quella frase spontanea buttata lì dal diretto interessato più per consapevolezza di un fatto anagrafico, 78 anni, che non una notifica urbi et orbi di un declino imminente, ha finito per alimentare timori tra i fedeli, sollevando altrettanti interrogativi, seminando un certo panico. Papa Bergoglio confessava solo di avere la sensazione che «il suo sarà un pontificato breve», ammettendo altresì di «potersi pure sbagliare, ma di non prevedere comunque l’eventualità delle dimissioni».
NELLE MANI DI DIO

Meno male che in Vaticano chi lo conosce bene predilige la via dell’ironia per fare l’esegesi su quelle parole, richiamando alla memoria una popolarissima canzone che si classificò seconda a Sanremo nel lontano 1971 («Che sarà, che sarà, che sarà della mia vita chi lo sa»), come dire che Francesco non aveva intenzione di fare annunci amari, né avallare visioni pessimiste.
Semmai quel passaggio andrebbe letto come la conferma di un atteggiamento sereno, specchio di una totale fiducia in Dio, il mettersi totalmente nelle sue mani.
Naturalmente Papa Bergoglio sente però l’urgenza di procedere, di mettere in cantiere progetti importanti, di far avanzare la riforma sinodale innanzitutto, poi la riflessione planetaria, avviata in tutta la Chiesa universale, sulla famiglia e, ultimo, il giubileo sulla misericordia, un tema a lui caro e talmente ampio da poter essere declinato in ogni campo: culturale, politico, sociale.
L’OSPEDALE DA CAMPO

La Chiesa descritta come un ospedale da campo inizia da lì. Da questa piattaforma onnicomprensiva, si approda a diversi settori della vita quotidiana, l’immigrazione, le nuove povertà, la giustizia. Il ventaglio è ampio. Anche padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, il gesuita che ha intervistato diverse volte il Papa, che lo consiglia e lo accompagna nei viaggi è tranquillizzante.
Ieri mattina ha twittato una frase all’interno della quale si intravedono le risposte ai tanti timori: «Quello di Papa Francesco non è un pontificato a tempo o a scadenza anche perché non è prevedibile. È invece un pontificato urgente». Urgente come le riforme di cui la Chiesa intera ha bisogno, e che sono state messe in cantiere in questi due anni. La premura che ha Bergoglio probabilmente chiarisce la frase enigmatica che ha alimentato gli interrogativi.
IL GIUSTO BINARIO
Secondo le energie che possiede sente l’urgenza di avviare percorsi immensi, di instradarli sul giusto binario, riservando a questo lavoro tutto quello che ha. È un nonno, come lui stesso ha detto la scorsa settimana durate una udienza. «Ha urgenza di fare, ma non ha fretta di fare. La sua visione complessiva è legata ai processi avviati».
BUON SENSO

Ecco perché non ci sono intenzioni di dimettersi, né di legare il suo pontificato a dei termini precisi. È un Papa di 78 anni, di buon senso, pragmatico, assai sofisticato nel pensiero. Soprattutto capace di affidarsi a Dio. Poi, come la canzone dei Ricchi e Poveri, sarà quel che sarà.

Il Messaggero