Giubileo, il Papa: i carcerati a San Pietro

ROMA SAN PIETRO

Stavolta non ci sono numeri. Un milione di pellegrini, due milioni o forse più, chissà. L’Anno Santo della Misericordia di Papa Francesco dovrà passare alla storia come un momento di spiritualità di massa. Ma niente cifre. Non ci saranno show, nè business, solo la riscoperta della carità, della fede, della possibilità individuale di trovare luce nel buio. Ecco cosa sarà nell’immaginario collettivo il Giubileo straordinario. «Non amo fare previsioni, anche perché non ha senso. Ad oggi non possiamo essere infallibili sui numeri. E poi con Francesco i numeri sono più grandi di quelli del passato. Questo ci fa pensare ad una consistente presenza di pellegrini». Quanti? Monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, alza gli occhi al cielo. Il fattore Francesco è una variabile non prevedibile. La macchina si sta mettendo in modo. La prossima settimana ci sarà la prima riunione bilaterale tra Italia e Santa Sede per pianificare l’accoglienza, l’inizio di un percorso che entrerà nella fase operativa l’8 dicembre prossimo, con l’apertura della Porta Santa. Benché a Roma non siano previsti che una ventina di eventi mondiali – tra cui il giubileo degli ammalati, dei catechisti, quello dei carcerati che sarà una prima in assoluto, perché Bergoglio vuole invitare i detenuti a San Pietro – resta il giallo di quante persone attirerà a Roma Francesco, il Papa amato dalle folle che agisce sulla gente come una calamita.
CARCERATI
Il primo appuntamento è previsto dal 19 al 21 gennaio. Sarà riservato a coloro che operano nel settore dell’organizzazione dei pellegrinaggi. In quell’occasione verrà chiesto ai partecipanti di compiere un tratto a piedi, per prepararsi a oltrepassare la porta santa. «È un segno per far comprendere che l’Anno santo è un vero pellegrinaggio e come tale va vissuto». Il 6 novembre si terrà il giubileo dei carcerati. «Questo non avverrà solo nelle carceri ma stiamo studiando la possibilità perché alcuni carcerati possano venire a San Pietro». La realizzazione concreta è però ancora tutta da vedere. Roma resta al centro del Giubileo ma solo idealmente: tante iniziative saranno collegate alle periferie del mondo, nei santuari, nelle diocesi. Altra novità importante riguarda l’invio di una task force di religiosi, i missionari della misericordia, ai quali verrà dato il potere di assolvere peccati riservati alla Santa Sede o al vescovo. Per esempio l’aborto. «Saranno la longa manus del Papa». In pratica potranno assolvere i medici per il procurato aborto e anche chi ha abortito. Anche se attualmente ogni vescovo può già concedere di sua iniziativa la facoltà di perdono al canonico penitenziere. Intanto è stato depositato il logo, attivato il sito (www.im.va) e si sta studiando una app per gli smartphone. La misericordia 2.0.

Il Messaggero