Già pronto il timone di Alitalia si aspetta solo l’ok di Bruxelles

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Se l’avventura Ferrari è ormai alle spalle, davanti a Luca Cordero di Montezemolo ora si apre l’impresa sulla quale l’Italia intera scommette non solo la faccia: Alitalia-Etihad. Perchè secondo indiscrezioni confermate ieri da fonti qualificate, banche creditrici, Etihad e Palazzo Chigi sono convinti che il nome di Montezemolo sia la migliore opzione da spendere per guidare un’azienda che ha e avrà ancora di più con gli arabi la missione di portare il made in Italy nel mondo e portare in Italia tanto turismo. Quando accadrà? È solo questione di tempo. Probabilmente l’investitura non arriverà prima della pronuncia dell’Antitrust di Bruxelles sull’ingresso del socio di Abu Dhabi e sulla partecipazione di Poste nel capitale della compagnia. Ma anche questo passaggio cruciale non dovrebbe far slittare l’evento oltre la fine di ottobre: al massimo si parla di novembre. 
D’altra parte, proprio Montezemolo ha seguito in prima linea la trattativa tra Roma e Abu Dhabi. E non solo perchè nell’ultimo anno è stato uno degli interlocutori italiani più ascoltati dall’emiro Khalifa bin Zayed Al Nahayan. Tra maggio e giugno scorso si deve proprio a Montezemolo il riavvio di una trattativa di fatto incagliata. Così, il ruolo di «facilitatore» molto caro allo stesso presidente della Ferrari, sembra ora più che mai il miglior viatico verso la presidenza di Alitalia. Anzi. C’è chi pensa che l’ingresso al vertice di Alitalia sarà anche accompagnato da una partecipazione (non simbolica) al capitale nella compagnia aerea, a dimostrazione dell’impegno non formale ma sostanziale che Montezemolo sarebbe pronto a garantire. Del resto, non si può certo dire che il fondatore del Fondo Charme sia a corto di risorse, visto che oltre alla liquidazione a tre cifre che potrebbe arrivare presto dalla Ferrari, può contare sui frutti della campagna dismissioni dell’ultimo anno e mezzo proprio in casa Charme. 
Il fondo lussemburghese partecipato insieme a Diego Della Valle, Nerio Alessandri e Moschini ha chiuso sì in profondo rosso il 2012 e il 2013, ma quest’anno nel bilancio dovrebbe suonare tutt’altra musica visto che la vendita di Poltrona Frau agli americani di Haworth, l’ultimo gioiello messo in vendita a febbraio, ha fruttato agli azionisti circa 240 milioni e una plusvalenza calcolata in circa 160 milioni. Poco prima, sempre a febbraio, la vendita ai russi di Renova della Octo Telematics, società che produce scatole nere per il mercato delle assicurazioni auto, aveva portato in cassa quasi 500 milioni di euro. Risorse che sono andate ad aggiungersi a quelle già raccolte a inizio 2013 con la vendita a due fondi internazionali (Amadeus Capital Partners e Capital Dynamics) del 20% della società biomedicale Bellcobi di Miradola. A questo punto, dopo la liquidazione della società Ballantyne, nel portafoglio del fondo Charme non restano che le briciole (l’1,6% in Grandi Navi Veloci e il 60% dell’immobiliare Pf Real estate), pur sempre milionarie. 
Va però anche detto che sul fronte degli impegni nelle prossime settimane il fondatore di Charme dovrà seriamente occuparsi di un’altra sua creatura: la Ntv fondata nel 2006 con Diego Della Valle e Gianni Punzo con i quali condivide una quota del 33,5%. A poco più di due anni dalla partenza del primo treno Italo, non basta la crescita di fatturato e viaggiatori a limitare le perdite. La guerra dei prezzi scatenata da Trenitalia e il decreto competitività del ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, che mette fine al regime tariffario agevolato introdotto nel 1963, rischiano infatti di mettere davvero in crisi una società che per il momento dovrebbe essere a caccia di un aumento di capitale da almeno 100 milioni di euro.

Il Messaggero