Gentiloni: fare presto E Napolitano avverte: non possiamo fuggire

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«Agire in fretta. La situazione si aggrava di giorno in giorno e il tempo a disposizione non è infinito», così Paolo Gentiloni nell’informativa alle Camere sulla situazione in Libia, che – secondo il ministro degli Esteri – presenta anche il rischio di una «saldatura» tra gruppi locali e l’Isis, ma per la quale «non c’è altra soluzione che quella politica». Quindi, «nessuna avventura e tantomeno crociate» per il titolare della Farnesina, che però sostiene «l’urgenza di un cambio di passo da parte della comunità internazionale prima che sia troppo tardi». Gentiloni, che martedì sera ha sentito al telefono il Segretario di Stato Usa Kerry, ha attribuito «le origini della crisi attuale agli errori compiuti anche dalla comunità internazionale nella fase successiva alla caduta del regime di Gheddafi».
Sulla caotica situazione libica si è soffermato anche Giorgio Napolitano, al suo debutto in aula dopo il Colle, sostenendo che, in Libia, «non possiamo tirarci indietro, non possiamo scappare. L’Italia faccia la sua parte, così come non ci tirammo indietro nel 2001». E, a proposito del 2011, l’ex capo dello Stato, più volte in questi giorni chiamato polemicamente in causa per il suo ruolo di allora, è sembrato volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe. Napolitano ha infatti ricordato che l’intervento in Libia del 2011 «fu un’azione decisa in comune», in «piena, comune, assunzione di responsabilità» con il governo e con «un amplissimo consenso del Parlamento».
NO INTERVENTI
Che al momento, dunque, per l’Italia, non sia questione di intervenire militarmente, è la linea del governo ribadita anche dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che, a Repubblica tv, ha insistito sullo «sforzo diplomatico» per favorire un dialogo tra le parti sul campo, in particolare, «tra Tobruk e la parte più islamista del parlamento di Tripoli». Solo una volta ristabilito il dialogo e con l’auspicata formazione di un governo unitario, l’Italia sarà pronta – ha detto il ministro – a «responsabilità di primo piano», contribuendo a missioni di peacekeeping e di addestramento dell’esercito regolare. Interrogata su un eventuale ruolo di Romano Prodi nella crisi libica, la Pinotti ha detto che il Professore «conosce molto bene la situazione in Libia, così come quella dell’Africa. Ha creato legami internazionali che potrebbero essere utilissimi. Io penso che Prodi potrebbe essere una persona centrale». A queste parole seguiva un tweet della stessa ministra sul medesimo argomento: «Prodi figura importante, ma governo si muove con efficacia e autorevolezza sul piano internazionale».
A dire la sua ieri è stato anche Massimo D’Alema. Scettico su una missione internazionale, sconsigliabile, in particolare, all’Italia «in quanto ex potenza coloniale», D’Alema ha osservato che nel governo «c’è stata una certa confusione. Ma una parola di saggezza, in questa situazione, è arrivata da Matteo Renzi, che ha calmato certi bollenti spiriti. E se lo riconosco io – ha concluso – deve essere vero».

Il Messaggero