Gentiletti Rivelazione Gentiletti

Gentiletti

È bastato un anticipo. Secco e puntuale sul malcapitato Rodriguez. In un attimo l’Olimpico ha dimenticato le delusioni estive, la beffa Astori e l’inattesa notizia diffusa due giorni dopo Ferragosto, in un’afosa serata agostana: Santiago Gentiletti è l’ultimo tassello della ricca campagna acquisti della Lazio, il rinforzo per la difesa promesso dal presidente Lotito, il compagno del «profeta» De Vrij, il miglior centrale del Mondiale accolto poche settimane prima dai tifosi in delirio all’aeroporto di Fiumicino.

Per lui, lo «sconosciuto» Santiago Gentiletti, non si è scomodato nessuno. Troppo fresca la delusione Novaretti, anche lui argentino e con una preoccupante assonanza nel cognome. La Libertadores da poco conquistata col San Lorenzo non poteva scuotere i cuori dei tifosi biancocelesti, così come i due campionati vinti in una carriera trascorsa in Sud America con un’unica, sfortunata avventura in Francia, nel Brest, dove Gentiletti collezionò 15 presenze in un anno prima del frettoloso ritorno a casa. Nonostante il caldo agostano, poche ore dopo l’annuncio del nuovo acquisto la delusione dei tifosi biancocelesti si è riversata sul web, tra precoci riflessioni e commenti sarcastici per l’arrivo del Chueco, soprannome che il mancino di Gödeken si porta appresso fin da piccolo per colpa della strana forma dei piedi.

Uno scetticismo dilagante sbarcato ieri all’Olimpico per la prima uscita ufficiale del discusso Gentiletti. Il solito annuncio delle formazioni, due ovazioni per Basta e De Vrij e poi un insolito silenzio: pochi, davvero pochi tra gli oltre 31 mila spettatori tornati allo stadio dopo la lunga contestazione hanno intonato il nome del centrale argentino, riservando un’accoglienza addirittura più calorosa per il mancino olandese Edson Braafheid.

Tutti se ne sono accorti, ma Santiago non si è spaventato. Pioli lo aveva descritto come un giocatore dalla grande personalità, lui non lo ha smentito. Al contrario, Gentiletti ha subito preso in mano la difesa biancoceleste comandando le operazioni con decisione. Dopo la debacle di San Siro il «timido» De Vrij aveva confessato un problema con la lingua, handicap sconosciuto per il mancino argentino: El Chueco non parla ancora italiano, ma sa farsi capire alla perfezione dai compagni, guidandone i movimenti e contribuendo all’impostazione del gioco.

E poi, pochi minuti dopo la mezz’ora, quell’anticipo deciso su Rodriguez, premiato dal boato dello stadio Olimpico. In quell’istante, breve ma intenso, è magicamente cambiato il rapporto tra Gentiletti e i tifosi della Lazio. Prima scettici, ora entusiasti e pronti ad acclamare ogni intervento del centrale argentino. «Già negli allenamenti aveva fatto pesare la sua presenza – ha spiegato Pioli – Parla molto, ha una grande personalità e legge molto bene ogni situazione di gioco: sapevo che non avrebbe avuto problemi dal punto di vista fisico così come a livello tattico».

Sul coraggio e la personalità, invece, nessuno poteva avere dubbi. Per evitare «incomprensioni», del resto, Gentiletti si è presentato con uno scontro da calcio argentino con il povero Djuric: cinque punti di sutura sulla testa ma nessuna paura né conseguenze importanti per il centrale biancoceleste. «È stato un brutto scontro ma sto già bene – ha spiegato Gentiletti – Avevo tanta grinta da mettere in campo: i tifosi ci hanno aiutato molto, fare bene al debutto era importante». Fare bene domenica a Genova sarà ancor più importante, anche perché gli attaccanti rossoblù saranno un test ben più severo dei modesti Rodriguez e Djuric. Ma El Chueco Gentiletti è pronto per stupire ancora.

IL TEMPO