Genova sommersa ancora una volta e il sindaco accusa: nessun preallarme

DORIA

GENOVA Tre anni dopo, è di nuovo alluvione a Genova: nella notte tra giovedì e venerdì sono tornati a esondare i torrenti Fereggiano, Bisagno e Scrivia, esattamente come il 4 novembre 2011. Un uomo di 57 anni, l’infermiere in pensione Antonio Campanella, è rimasto vittima dell’onda di piena che lo ha intrappolato in un sottopassaggio della ferrovia, poco lontano dalla stazione di Brignole, nel centro della città. L’esondazione dello Scrivia ha invece coinvolto il quartiere di Montoggio, sulle alture, mentre il Fereggiano, tristemente noto per aver causato la morte di sei persone nel 2011, ha riportato nell’incubo di tre anni fa un insieme di quartieri molto popolosi. Si contano i danni alle attività commerciali e alle case, con decine di sfollati e carcasse di automobili trascinate con furia dalla collina giù verso il mare. Non più bombe d’acqua: i meteorologi li chiamano “temporali autorigeneranti”, e fa quasi più paura. L’allarme della protezione civile è scattato alle 21 di giovedì. A quell’ora, su Genova e provincia pioveva con insistenza ormai da oltre 15 ore, nonostante l’Arpal non avesse emanato alcuna allerta meteorologica ma un semplice “avviso per temporali”. Il livello di allarme è stato elevato soltanto ieri, a danni fatti, scatenando dure polemiche e attacchi al sindaco Marco Doria che si è difeso così: «C’è un sistema di protezione civile in cui spetta al Comune mettere in atto le procedure previste dai diversi livelli di allerta. Mi limito a un fatto: l’allerta non è stata data».
LA NOTTE BUIA
Una notte di angoscia per seicentomila genovesi. In molti si sono resi conto del pericolo una volta rimasti al buio, a causa dei black out che hanno oscurato numerosi quartieri. Contemporaneamente, sono partite raffiche di chiamate ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine da parte di automobilisti bloccati nei sottopassi e di pedoni intrappolati nelle strade allagate. L’incubo di una seconda esondazione del Bisagno ha paralizzato la città, sebbene molti cittadini non abbiano resistito alla tentazione di scendere in strada per controllare lo stato delle proprie attività commerciali, di scooter e automobili parcheggiati in zona esondabili. Una normale serata di pioggia da trascorrere sul divano è virata in un attimo nella notte dell’alluvione, l’ennesima. Il Comune ha invocato il coprifuoco, appellandosi ai genovesi con toni allarmistici: blocco della circolazione privata nelle zone coinvolte, appelli a non uscire dalle proprie case e a non scendere negli scantinati. Questi i messaggi diffusi in televisione e dagli altoparlanti dei mezzi della protezione civile.
Ieri la città si è svegliata nel panico, tra allarmi di nuove ondate e le primissime conte dei danni. I commercianti della centrale via XX Settembre hanno ricominciato a spalare fango, in un drammatico e rabbioso déjà-vu. La pioggia è proseguita incessante per tutto il giorno: altri due torrenti sono esondati a ponente, mentre un treno Frecciabianca diretto a Torino è deragliato a causa di una frana, provocando gravi ripercussioni sulla circolazione ferroviaria, l’unica che fino a quel momento era rimasta efficiente. Chiusa sempre per una frana l’A7 che è stata poi riaperta.
QUESTURA IN TILT
Alle undici del mattino, l’Arpal decide: allerta due fino alle 12 di oggi e scuole chiuse. Persino la questura è andata in tilt, con i centralini del 113 fuori servizio, uffici danneggiati e cinque volanti, tra cui quella blindata in uso al cardinale Bagnasco, allagate e inservibili. Non sono mancati neanche gli sciacalli: sei persone sono state arrestate per aver rubato in una gioielleria e all’Upim, devastati dall’alluvione. Antonio Campanella, che giovedì sera era uscito dal bar per dare un’occhiata al torrente, è stato travolto e non ce l’ha fatta. Doria ha proclamato il lutto cittadino mentre la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Nel 2011 le vittime erano state sei, tra cui due bambine. L’unica differenza evidente tra le due catastrofi è il momento della deflagrazione: tre anni fa, il culmine fu in pieno giorno, nell’ora di uscita dalle scuole, mentre stavolta la notte è servita a proteggere, almeno lei, quasi tutti i cittadini genovesi.

IL MESSAGGERO