Gaza, raid per colpire i leader di Hamas

GAZA

Forse un giorno si saprà cosa ha spinto, ancora, alcuni miliziani a lanciare tre razzi ieri mattina dalla Striscia verso Israele. Tre razzi finiti nel deserto del Neghev, laddove non è abitato per nulla, l’ennesima suicida provocazione che ha avuto solo l’effetto di giustificare la reazione di Israele. Che ieri, nel ripreso bollettino di guerra, dopo l’ultima ennesima tregua svanita, ha potuto vantare l’eliminazione di tre «alti comandanti» militari di Hamas, mentre non si hanno notizie sul destino un altro capo militare palestinese, Mohammed Diab detto Deif: la sua casa è stato il bersaglio martedì di cinque bombe da una tonnellata ciascuna. Non si sa se sia sopravvissuto, certo il raid israeliano ha ucciso sua moglie e il loro bambino, che aveva appena sette mesi. 
L’ESCALATION
I nomi dei capi uccisi sotto una pioggia di bombe lanciate dai raid aerei a Rafah li ha annunciati Hamas, che pure si ostina a sostenere che «la resistenza» non è indebolita: si tratta di Mohammed Abu Shamlah, Mohammed Barhoum e Raed Attar. Israele ha confermato la notizia con soddisfazione. «Un grande risultato» ha commentato il ministro della Difesa Moshe Ya’alon, che ha comunicato nel contempo di aver richiamato diecimila riservisti. Il che è soltanto la conferma, drammatica, di una nuova escalation della guerra dopo l’ultimo fallimento della mediazione egiziana. Mentre i palestinesi sostengono anche di aver ucciso tre dei loro, perché accusati di essere collaborazionisti con il nemico. 
Alla fine, nel bilancio di ieri, le milizie palestinesi possono “vantare” il ferimento di un israeliano, sembra in condizioni gravi dopo la pioggia di razzi che è proseguita per tutta la giornata. Tra i palestinesi i morti sarebbero stati invece venti e tra questi quattro sventurati colpiti da un raid mentre erano al cimitero a seppellire i loro cari, anche loro uccisi dagli ordigni di Tel Aviv, e anche tre bambini sotto i dieci anni, uccisi a Gaza City. Khaled Meshaal, il capo in esilio di Hamas, ha usato con un’agenzia turca le parole più terribili per il popolo ebraico, definendo la strage dei bambini palestinesi «un vero Olocausto». Israele, ha aggiunto Meshaal, sta «replicando quello che ha fatto Hitler». Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, da parte sua, ha paragonato Hamas ai jihadisti dell’Isis (quelli delle stragi in Iraq), definendoli «due rami delle stesso albero». Paragone che Hamas respinge con energia con le parole di un suo dirigente, Mahmud a-Zahar: «Siamo un movimento di liberazione nazionale che lotta per recuperare i territori occupati».
COLPO DI STATO
Meshaal si trova nel Qatar, ma potrebbe andare in Egitto già oggi o domani per tentare di ricucire una tregua. Ancora una volta, come ieri dall’emiro del Qatar, Meshaal si troverà accanto l’altro leader palestinese, il presidente Abu Mazen, che ha saputo anche di un rapporto dello Shin Bet, il servizio segreto israeliano, che gli ha “sussurrato” di presunti piani eversivi di Hamas per destituirlo violentemente, con attentati e una sorta di colpo di Stato. Creda o no ai servizi segreti israeliani, che hanno tutto l’interesse a dividere il già debole fronte politico palestinese, Abu Mazen non si sottrae a nessun tentativo di pace. 
DUEMILA VITTIME
Meshaal ha precisato che l’ultimo “no” di Hamas alla proposta egiziana non era una delegittimazione del Cairo come mediatore. «Non c’è progresso nei negoziati, le possibilità di un accordo per un cessate il fuoco duraturo sono sfumate» aveva annunciato Hamas mercoledì sera, anche se poi il movimento islamico ha negato di aver rotto la tregua di ieri con i primi tre missili lanciati dalla Striscia, ma che è stata Tel Aviv a riprendere il fuoco. Ma tale è la disparità di forze che qualsiasi reazione di Hamas diventa la giustificazione – se si preferisce, anche l’alibi o il pretesto – per una strage lunga ormai sei settimane e che ha provocato oltre duemila vittime tra i palestinesi e 67 tra gli israeliani. Una strage che non è finita, con Israele che aspetta di annunciare di aver ucciso anche Deif, forse già morto.

IL MESSAGGERO