Gaza, oltre 2mila morti. Altre 24 ore di tregua per negoziare

GAZA

La tregua a Gaza “è stata prolungata di altre 24 ore per completare i negoziati”: lo afferma un portavoce di Hamas, Izzat Risheq, via Twitter.
L’Egitto conferma il prolungamento della tregua a Gaza di 24 ore per consentire il proseguimento dei colloqui tra israeliani e palestinesi al Cairo. Lo scrive l’agenzia ufficiale Mena. Anche Israele conferma, scrive un corrispondente di Haaretz.

Il numero di palestinesi morti in queste settimane nei combattimenti a Gaza supera i 2.000. Lo riferisce l’agenzia di stampa al-Ray, vicina a Hamas. Secondo l’agenzia al-Ray i morti accertati sono 2.016, mentre i feriti sono stimati in 10.193. ”La maggior parte degli uccisi – sostiene al-Ray – sono bambini, donne e anziani”.

Per la prima volta dall’inizio dei negoziati indiretti al Cairo la delegazione israeliana ha prolungato la permanenza nella capitale egiziana. La decisione, spiegano fonti qualificate all’ANSA, è dovuta a“importanti sviluppi per un cessate il fuoco duraturo”. Fino ad oggi, dopo ogni giornata di consultazioni la delegazione israeliana ha fatto ritorno in patria per consultazioni.

”Tzahal (acronimo delle forze armate israeliane, ndr) si prepara ad unaoperazione molto determinata se il fuoco dovesse riprendere” dalla Striscia di Gaza: questo l’avvertimento lanciato dal premier israeliano Benyamin Netanyahu a poche ore dal termine della tregua di cinque giorni con Hamas.

Sabato al Cairo incontro Abu Mazen-Sisi – Il presidente egiziano Abdel Fattah Sisi e quello dell’Anp Abu Mazen si incontreranno al Cairo sabato. Lo riferiscono fonti della presidenza egiziana. L’arrivo del leader palestinese al Cairo è previsto venerdì.

Netanyahu nel Neghev per rincuorare abitanti – Netanyahu si e’ recato nel Neghev occidentale per incoraggiare la popolazione che potrebbe presto trovarsi di nuovo esposta al fuoco palestinese da Gaza. ”Siamo impegnati in una campagna militare e politica – ha detto il premier israeliano ai ragazzi di Sderot – ed e’ importante che manteniamo la coesione per vincere questa campagna. Occorre – ha ribadito – dar prova di forza d’animo”.

Abu Mazen va in Qatar, ‘vedra’ Meshal’ – Il presidente dell’Anp Abu Mazen partira’ per il Qatar per incontrare il leader di Hamas, Khaled Meshal. Scopo dell’incontro è un esame delle modalità della tregua con Israele. Lo hanno riferito all’ANSA fonti informate presso l’ufficio di presidenza palestinese della Muqata. Secondo la stessa fonte, Abu Mazen si recherà venerdì al Cairo per un incontro col presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

Hamas progettava di rovesciare Abu Mazen – Mentre il presidente dell’Anp Abu Mazen cerca di ottenere l’assenso di Hamas per una tregua a Gaza, i servizi segreti di Israele (Shin Bet) hanno rivelato di aver sventato una lunga serie di attentati progettati da Hamas. Miravano, secondo lo Shin Bet, a seminare la morte in Israele ma anche a destabilizzare la Cisgiordania nell’intento di innescare una rivolta che poteva provocare la caduta dell’Anp di Abu Mazen. L’ideatore del piano, secondo Israele, risiede in Turchia.

Esperto Onu, “Netanyahu minaccia esistenza Israele” – ”Se dovessi pensare ad una persona che costituisce la minaccia maggiore per la sopravvivenza di Israele, probabilmente sceglierei Benyamin Netanyahu”: questa polemica citazione, scrive Haaretz, viene attribuita a William Schabas. Si tratta del professore canadese di diritto internazionale a cui il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha affidato a fine luglio la presidenza di una commissione di inchiesta su possibili violazioni da parte di Israele delle leggi umanitarie internazionali nel conflitto infuriato a Gaza. Gia’ nei giorni scorsi Israele aveva polemizzato per il mandato affidato alla Commissione di inchiesta (che non menziona apertamente Hamas) e per le opinioni espresse in passato da Schabas. ”Formare una Commissione di inchiesta presieduta da Schabas – ha detto l’ambasciatore di Israele all’Onu Ron Prossor – e’ come invitare l’Isis a organizzare all’Onu una settimana sulla tolleranza religiosa”. Secondo la televisione di Stato israeliana, in seguito Israele ha discretamente cercato di verificare se sia possibile cambiare la composizione dei membri della Commissione (ad esempio aggiungendo un esperto di combattimenti in zone fittamente abitate) ed il suo mandato. Ma la risposta giunta dal Consiglio per i diritti umani, ha aggiunto l’emittente, e’ stata totalmente negativa. Per il momento Israele non ha ancora deciso il comportamento da tenere quando la Commissione inizierà i suoi lavori.

COLLOQUI AL CAIRO, ISRAELE E HAMAS SI IRRIGIDISCONO, il punto di Aldo Baquis

Israele e Hamas hanno accompagnato con prese di posizione rigide la riapertura dei colloqui al Cairo per una tregua a Gaza. A Gerusalemme il premier Benyamin Netanyahu ha sostenuto che Hamas ”non puo’ sperare di compensare una sconfitta militare con un successo politico” al tavolo dei colloqui. Ha anche ribadito che respingera’ ogni proposta che non tenga nel dovuto conto gli interessi di sicurezza di Israele. Immediata, da Gaza, la sferzante risposta di un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. La ”sconfitta” non c’e’ stata e Netanyahu, ha sostenuto, ha preferito nascondere agli israeliani ”le ingenti perdite” militari patite a Gaza. Hamas, ha proseguito, non e’ infiacchito e il prossimo round di combattimenti, ha previsto, si svolgera’ ad Ashqelon, ossia in territorio israeliano. Appare dunque impegnativo l’incarico assunto dai mediatori egiziani che comunque vedono al loro fianco il presidente palestinese Abu Mazen. Questi, nella sostanza, ritiene opportuno assecondare le proposte egiziane e ha inviato il proprio consigliere Saeb Erekat a Doha (Qatar) per indurre il leader politico di Hamas Khaled Meshal a dare l’atteso via libera. Ma la posizione di Hamas resta inflessibile. Su suggerimento delle autorita’ del Qatar (che non vedono di buon occhio la mediazione egiziana) Meshal insiste per ricevere fin d’ora l’impegno che la Striscia possa disporre in un prossimo futuro di un porto commerciale e di un aeroporto.

L’ostilita’ israeliana e’ evidente: ”Quel porto sarebbe subito sotto influenza iraniana, diventerebbe un duty-free per i loro missili” ha commentato il ministro per le questioni strategiche Yuval Steinitz. Secondo la televisione di stato israeliana la proposta egiziana prevede una fase iniziale in cui Israele si impegnerebbe a cessare gli attacchi a Gaza, con un impegno reciproco di Hamas. La riapertura dei valichi della Striscia verso Israele avverrebbe sotto controllo dell’Anp, e cosi’ pure l’ingresso nella Striscia dei materiale di ricostruzione. L’Anp dislocherebbe poi le proprie forze lungo la linea di demarcazione e allora Israele annullerebbe la zona di interdizione. La zona di pesca per Gaza (oggi riaperta fino a 3 miglia) sarebbe estesa a 19 chilometri. In questo progetto, secondo l’emittente, Hamas non viene mai menzionato. Il porto di Gaza, secondo la tv, verrebbe discusso in una fase successiva, ma nel contesto degli accordi di Oslo del 1993 fra Israele e Olp.

Quegli accordi autorizzavano i palestinesi ad organizzare una gendarmeria per mantenere l’ordine pubblico, ma escludevano la costituzione di una milizia potente e ben organizzata cosi’ come e’ venuta a crearsi a Gaza negli anni in cui Hamas ha gestito la Striscia, in contrapposizione all’Anp. Dunque, nell’ottica israeliana, Gaza potra’ disporre di un porto quando sara’ demilitarizzata: una proposta che Hamas rifiuta in maniera categorica di prendere in considerazione. Domani (lunedi’) alle ore 24 locali la tregua di cinque giorni cessera’ e nessuno – ne’ i dirigenti israeliani ne’ i palestinesi – sanno dire se subito dopo riprenderanno i combattimenti. L’esercito israeliano ha fatto sapere di essere pronto ad ogni eventualita’. Hamas, da parte sua, ha mostrato ai mass media la ripresa della produzione di razzi. Nel tentativo di uscire dalla spirale di violenza, migliaia di israeliani – fra cui lo scrittore David Grossman – si sono riuniti ieri (sabato) a Tel Aviv, nella piazza Rabin. Al loro governo hanno detto che si presenta adesso la opportunita’ di rilanciare negoziati di pace con l’Anp, collegandoli ai colloqui sulla tregua. Ancora a giugno, hanno rilevato, Netanyahu aveva respinto il governo di unita’ nazionale palestinese, mentre adesso lo considera un partner adeguato ai colloqui del Caro. Dunque, hanno concluso, un’occasione da non lasciar sfuggire.

ANSA