Gaza, Israele rifiuta la mediazione Usa «Andiamo avanti»

GAZA

Netanyahu va avanti. L’esercito israeliano va avanti. Si fermerà però questa mattina alle 6 per una tregua umanitaria, chiesta da Ban Ki-moon, che dovrebbe durare 12 ore. Il gabinetto di sicurezza riunito per oltre quattro ore a Tel Aviv ha bocciato la proposta di tregua (stop per una settimana a partire da domani) formulata dal capo della diplomazia americana, John Kerry e dal segretario generale dell’Onu. «L’offerta di Kerry – secondo fonti di governo – mette in risalto i vantaggi che Hamas sta cercando, più che dare priorità alle nostre domande di sicurezza. Era inaccettabile». Ossia l’assalto alla Striscia non ha raggiunto tutti gli obiettivi che politici e militari israeliani si erano prefissi. Tra l’altro chiedono di potere continuare a cercare e distruggere la rete enorme di tunnel realizzata sotto la sabbia di Gaza e che in qualche caso arriva a raggiungere il territorio israeliano. 
JOHN KERRY

Kerry era al Cairo e sperava di annunciare la fine dei combattimenti in concomitanza con la fine della festa islamica del Ramadan e lo shabbat ebraico. Netanyahu, al telefono, gli ha promesso di presentare emendamenti da proporre, poi, a Hamas. 
Chi, nei due popoli in lotta, sperava di trascorrere il primo fine settimana senza sentire missili, bombe e sirene dovrà attendere. Il bilancio in vite umane perse a Gaza si avvicina a novecento, in Israele a tre, oltre a militanti e militari. E in Cisgiordania almeno sei manifestanti palestinesi sono stati uccisi nel corso di dimostrazioni anti-israeliane, quattro dai soldati e uno da un civile, probabilmente un colono.
La prima stella era apparsa da tempo nel cielo di Tel Aviv indicando l’inizio dello shabbat, quando il governo israeliano ha emesso il suo verdetto. Doveva essere stata una seduta particolarmente tesa, per costringere molti ministri e consiglieri militari religiosi a continuare il dibattito e non rispettare i precetti ebraici. Si è parlato di questioni militari e anche di come affrontare il futuro politico e diplomatico. Per il premier sono in gioco immagine e carriera. Considerazione che valgono anche per altri ministri, soprattutto quelli alla sua destra, come quello della difesa Lieberman, che aspirano a sostituirlo. La maggioranza dell’opinione pubblica è a favore di estendere l’operazione militare. Il governo è diviso e alcuni suoi ministri per non alienare il proprio elettorato, esprimono posizioni ambigue anche se la decisione di non approvare la tregua è stata votata all’unanimità. Netanyahu sperava di indebolire Hamas ma il movimento islamico appare rafforzato se non militarmente almeno politicamente. Ha conquistato i cuori di un’opinione pubblica palestinese sempre più frustrata da un processo di pace inesistente. L’attenzione di tutti è focalizzata su Gaza ma ieri e giovedì a Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania la protesta, in gran parte pacifica, di migliaia di palestinesi è finita nel sangue. Quattro giovani sono stati uccisi, sei sono in fin di vita, e decine sono rimasti feriti quando l’esercito ha sparato a sud di Ramallah e in altre località. La polizia israeliana sta indagando sulla morte di un ragazzo di 18 anni, ucciso probabilmente un colono.

Il Messaggero