Garlasco, scoperta choc: dal fascicolo su Stasi scomparse 41 fotografie

Garlasco: legale Poggi, esami su capello, unghia e bici

C’è un buco nero clamoroso nel fascicolo a carico di Alberto Stasi, l’ex bocconiano accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi la mattina del 13 agosto di sette anni fa. Dagli atti sono infatti scomparse 41 fotografie: immagini di Chiara, di Alberto, dei loro amici. Scatti, acquisiti durante l’inchiesta, che avrebbero potuto fornire squarci di verità sul rapporto tra i due ragazzi, sulle loro frequentazioni e sul loro mondo. Ma tutto questo non comparirà mai nel processo d’Appello bis a carico di Stasi, che dopo due sentenze di assoluzione e un rinvio in Cassazione si prepara al suo quarto verdetto prima di Natale.
NUOVI MISTERI

A denunciare la falla tra le carte è il sostituto procuratore generale Laura Barbaini. Nell’udienza di ieri ha sollevato il caso, senza però formulare ipotesi. Le foto sono andate perse, scivolate fuori dalle migliaia di pagine dei faldoni del processo? Oppure non è un caso se non si trovano più? Di certo si tratta di una documentazione corposa, un tassello importante sulla vita di Chiara e Alberto insieme. Un rapporto ricostruito minuziosamente dalle migliaia di foto custodite dal ragazzo nel suo pc: le vacanze, le serate con gli amici, il viaggio in Inghilterra. Sono le ultime istantanee della vita di Chiara. Lei felice, che abbraccia Alberto, che passeggia per Londra, ignara del fatto che il giovane scattava una fotografia a lei con la sua Sony DSC-W1 e, un attimo dopo, un’altra ai piedi di una sconosciuta con il cellulare. Nel computer di Stasi infatti c’era la cartella denominata «fotocell», che custodiva immagini di scarpe femminili e di indumenti intimi indossati da ragazze di cui non è visibile il resto del corpo.
IL CARABINIERE: INDICAI I GRAFFI

Ma c’è un’altra foto, compromettente per Alberto, sparita dagli atti e poi recuperata dall’accusa proprio nel processo d’Appello bis. E’ quella dei graffi che il giovane aveva sugli avambracci quando si presentò alla caserma di Garlasco per dare l’allarme dopo aver scoperto il cadavere di Chiara: lui li liquidò come segni provocati dal suo cane, ma chi li notò pensò subito a una colluttazione. Tra questi anche il carabiniere chiamato ieri a testimoniare dal pg Barbaini. «Indicai i graffi al maresciallo Francesco Marchetto, ma lui tagliò corto dicendo che non era un elemento rilevante», ha affermato. L’ex capo della caserma di Garlasco, tra l’altro, sarà processato per falsa testimonianza: avrebbe provveduto «in assoluta autonomia» a dettare un’annotazione di servizio in cui attestava la non conformità tra la bicicletta appoggiata al muro di casa Poggi all’ora del delitto e quella nera da donna della famiglia Stasi. Di cui ci sarebbe un doppione. Una nuova documentazione contabile attesta infatti che al padre di Alberto vennero regalate due bici da donna, una grigia e una nera del tutto simile a quella sequestrata ad aprile. Ma di questa bicicletta si sarebbero perse le tracce. Non solo. L’accusa ha chiesto di acquisire i movimenti della carta di credito di Stasi: prima dell’omicidio avrebbe acquistato un paio di scarpe che non risulterebbero tra quelle prelevate dai carabinieri a casa sua.

Il Messaggero