Francesco: siamo sull’orlo di una terza guerra mondiale

CSI DA PAPA FRANCESCO

I gradoni di marmo, scenografici e cupi al tempo stesso, le scritte, presente-presente-presente, che si ripetono come se si trattasse di un ultimo appello, una tragica conta per quei centomila italiani morti tra le trincee, sul Piave, a Caporetto, nella piana di Moriago della Battaglia. La visita lampo di Papa Bergoglio al Sacrario militare di Redipuglia è durata lo spazio di una mattinata anche se la sua eco durerà a lungo. Ha evocato il male, Caino, le lobby di potere dietro ogni conflitto. La guerra, anzi le guerre rimangono una «inutile strage», la più inutile, secondo il celeberrimo j’accuse di Benedetto XV. Inutili tanto ieri quanto si dimostrano oggi che siamo sull’orlo di una «terza guerra mondiale combattuta a pezzi». Cent’anni fa scoppiava il primo conflitto mondiale eppure certe dinamiche maligne si ripetono nel tempo. Monotone nella loro crudele ripetitività. Constata amaramente il Papa: «Anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!». L’invettiva pronunciata è durissima. In prima fila ad ascoltarla ci sono l’attuale Ministro della Difesa, Roberta Pinotti assieme ad alcuni ex ministri. Doveva esserci anche Renzi ma è andato alla Fiera del Levante a Bari. «La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione è insensato».
MESTIZIA
Il clima ieri mattina era autunnale, mesto. Diecimila persone hanno assistito alla messa. Dovevano essere molte di più ma c’è stato un problema di biglietti. I parroci e i vescovi della regione sembra che si siano lamentati con l’Ordinariato Militare (che ha gestito l’evento assieme allo Stato Maggiore della Difesa) ma senza troppa fortuna. I posti erano quelli e quelli sarebbero rimasti, non un biglietto di più. Che l’atmosfera a Redipuglia non fosse di festa si è capito anche dalla decisione di Francesco di non utilizzare la papamobile per fare il consueto giro tra la folla. Alle autorità ha fatto sapere che sarebbe ripartito subito dopo, previa tappa a Fogliano, al cimitero austro-ungarico, dove sono sepolti i nemici di allora. Lì ha ricordato i 14 mila soldati dell’esercito austriaco. Un gesto simbolico servito a diffondere ulteriori messaggi di pace. Alcuni testimoni hanno raccontato che il Papa si è poi commosso quando gli è stato consegnato il foglio matricolare di suo nonno, Giovanni Carlo Bergoglio, nato ad Asti nel 1884, sopravvissuto alla Grande Guerra. Lui ebbe la fortuna di fare ritorno a casa dopo avere combattuto sull’Isonzo.
LOBBY
Bergoglio ha tuonato contro i signori delle guerre. «Questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: A me che importa?» Il Papa parafrasando le parole di Caino: «sono forse il custode di mio fratello?» riflette sulla dimensione dell’indifferenza, del menefreghismo, del cinismo. In quel sacrario, aggiunge, «l’ombra di Caino si vede. Un’ombra che si allunga anche nei nostri giorni». Non fa riferimenti ai focolai di guerra attivi, al conflitto in Ucraina, a quello che sta seminando il terrore in Iraq e Siria, in Libia e in Congo. «Trovandomi qui, in questo luogo trovo da dire soltanto: la guerra è una follia», una forza maligna capace di «stravolgere tutto, anche il legame tra fratelli che finiscono per combattersi convinti di «volersi sviluppare mediante la distruzione!».

Il Messaggero