Forza Italia senza pace Fitto sfida l’ira di Silvio: non arretro, dirò la mia

SILVIO BERLUSCONI 3

ROMA Calma e gesso. Il giorno dopo il grande scontro nella direzione di Forza Italia, i contendenti cercano di evitare il terremoto finale. A cominciare da Raffaele Fitto, che ha fatto perdere le staffe a Berlusconi e che si è guadagnato il soprannome di “Fini 2.0”. Fa discutere la sua presenza a un convegno dei centristi, ma chi lo vorrebbe già in transito verso l’Ncd viene subito smentito. Piuttosto, preoccupa l’atteggiamento dei parlamentari azzurri scontenti che, come si è visto, fanno pesare il proprio voto in aula, bloccando l’ennesimo candidato forzista, Caramazza, per la Corte costituzionale. E altrettanto potrebbero fare con il Jobs act, nonostante Berlusconi.
«Sono in FI da tanto tempo e intendo continuare a dare il mio contributo con convinzione», chiarisce l’europarlamentare più votato tra gli azzurri. Che glissa anche sull’epiteto di «figlio di un vecchio dc», lanciatogli da Berlusconi. «Polemizzare sulle battute non serve – precisa- piuttosto ormai si parla di una Forza Italia all’opposizione. Mi sembra un bel passo avanti».
E anche Berlusconi, raccontano, avrebbe intenzione di ricucire con Fitto, convinto che «è folle litigare ora, alla vigilia di una sentenza della Corte di Strasburgo che potrebbe restituirmi pienamente alla politica da protagonista». Ecco, quindi, falchi agguerriti come il capogruppo forzista alla Camera, Renato Brunetta, sul suo Mattinale, raccomandare al partito «di restare unito, anche sacrificando legittime posizioni e ambizioni personali perché – chiarisce – la condizione che va rimossa, perchè blocca ogni spinta riformatrice, è il fatto che Berlusconi sia privato della piena agibilità politica».
LE POSIZIONI
E anche il Nuovo centrodestra si compatta e smentisce le voci che vorrebbero una decina di senatori attratti dalle sirene berlusconiane e pronti a rientrare in Forza Italia. «Nessuno di noi si farà incantare dal pifferaio di Hamelin», assicura Fabrizio Cicchitto. Ancor più duro Gaetano Quagliariello che ribatte: «Diserzioni? Nulla di più falso. I nostri senatori smentiscono il transito verso il gruppo forzista e sono pronti a querelare chi insinua il contrario».
E mentre anche Daniele Capezzone, protagonista di un acceso diverbio con Denis Verdini, conferma di «voler restare in Forza Italia, ma con le mie idee», a nome del cerchio ristretto dei berlusconiani parla Giovanni Toti che puntualizza: «Quando si vota la maggioranza governa, e ieri il presidente Berlusconi ha preso 75 voti e due contrari. Immagino perciò che la linea politica sia quella di Berlusconi. Comunque, quello tra Fitto e il presidente è stato un confronto franco su posizioni solo lievemente diverse. Altro che partito di plastica».

IL MESSAGGERO