Forza Italia a pezzi, scoppia il caso-Bondi

Bondi

Uno a uno – come in un thriller in cui gli spettatori si chiedono chi sarà il prossimo a «cadere» – tutti i principali protagonisti del ventennio berlusconiano ammainano la bandiera di Forza Italia. E così, nel giorno in cui lo storico portavoce dell’ex premier Paolo Bonaiuti aderisce ufficialmente al Nuovo Centrodestra di Alfano, tocca a Sandro Bondi, il «mite» Bondi, intonare il de profundis del partito che per due decadi ha rappresentato ai massimi livelli. «Forza Italia ha fallito» scrive l’ex ministro dei Beni culturali in una lettera a La Stampa . E sebbene in serata arrivi una parziale correzione («resto fedele a Berlusconi»), le sue parole scuotono ulteriormente un partito già lacerato e «ringalluzziscono» il Nuovo Centrodestra, con Alfano che le giudica «il bollino di qualità al fallimento di Forza Italia».

La lettera di Bondi, si diceva. Le parole dell’ex coordinatore del Pdl arrivano al termine di mesi di lento distacco dal partito. Già nelle scorse settimane si era diffusa la voce di un suo possibile addio, complice le dimissioni presentate dalla carica di amministratore unico del partito. Stavolta, però, Bondi ha deciso di mettere il suo disagio nero su bianco. L’esordio è già emblematico, quando si definisce «osservatore esterno ormai della vita politica italiana». E il resto non è più tenero. «Il centrodestra non solo è diviso – scrive – ma soprattutto privo di una strategia per il futuro». Bondi chiede al partito dei moderati di riflettere sui propri fallimenti, partendo dal «dato» Renzi. «Rappresenta senza dubbio – scrive – la prima vera cesura nella sinistra italiana rispetto alla sua tradizione comunista. (…) La sua forza nasce dal fatto di proporsi di realizzare quel cambiamento e quella modernizzazione che il centrodestra non può dichiarare di aver realizzato pienamente». «Per queste ragioni – spiega – il centrodestra dovrà scegliere quale tipo di opposizione condurre al governo Renzi». L’auspicio di Bondi è che «Berlusconi dica chiaramente che se Renzi farà delle cose giuste lo sosterrà». Parole che suonano come una condanna della «linea Brunetta».

Eppure è proprio il capogruppo di Fi alla Camera a giudicare con più diplomazia la lettera di Bondi: «Forza italia è un partito anarchico e monarchico nello stesso tempo… C’è libertà di pensiero. Viva Berlusconi! Viva Bondi! Viva la libertà di pensiero». Il motivo è chiaro: per evitare che si acuiscano i malumori di una parte consistente del partito – si parla apertamente di altri «insospettabili» con le valigie pronte – da Arcore parte l’ordine di tenere i toni bassi. L’unica a «disobbedire» è Alessandra Mussolini: «O si sta nel partito o si sta fuori» tuona. Mentre Raffeale Fitto, pur senza citare Bondi, parla di «traditori» che «lasciano Forza Italia verso altri lidi dimenticando che la loro poltrona è dovuta ai successi elettorali di Silvio Berlusconi».

A microfoni spenti si usano toni più espliciti: «È stata un’uscita totalmente inopportuna» spiega un deputato, «anche perché era ovvio che Ncd l’avrebbe strumentalizzata».

In effetti i commenti degli alfaniani si susseguono a decine. Da Schifani alla Saltamartini, dalla Bianchi a Esposito passando proprio per Alfano, parte un coro trionfante. «Oggi Bondi ha sancito il fallimento di Forza Italia e Bonaiuti è passato con noi. Ncd può riunire i moderati» twitta il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Al punto che lo stesso Bondi, in serata, è costretto alla retromarcia: «La mia analisi è stata male interpretata – scrive in una nota – voleva in realtà essere una seria riflessione per contribuire al rafforzamento di Forza Italia e a una nuova prospettiva per il centrodestra. La mia lealtà nei confronti del Presidente Berlusconi e il mio sostegno pieno e convinto anche in questa campagna elettorale non sono e non saranno mai messi in discussione».

La delusione, però, resta. Per Rotondi, «la lettera di Bondi è una pietra miliare nella storia del centro-destra. Ci induce a una riflessione molto profonda. Bondi non è un peone scontento, è la storia del berlusconismo, corpo e anima del leader». Più caustica Daniela Santanchè: «Con tutto il rispetto che merita Bondi, nella giornata drammatica che abbiamo vissuto oggi (ieri, con l’inizio dei servizi sociali di Berlusconi, ndr) la nostra analisi dovrebbe essere lo stato di democrazia in Italia».

IL TEMPO