Fognini indomabile: batte Murray e l’Italia va in semifinale dopo 16 anni

FOGNINI

Nessuno, nemmeno suo padre, lo stravolto, tifosissimo, Fulvio. Nemmeno la sorella idolatrante, Fulvia, nemmeno la mamma-mamma, Silvana, nemmeno lui, Fabio Fognini, l’ultimo vero eroe del tennis italiano, avrebbe scommesso non di battere Andy Murray, perché sulla terra rossa era possibile, fra due che peraltro sono coetanei e si fronteggiano dai 12 anni. Ma riuscirci addirittura per tre set a zero e con l’Italia con le spalle al muro, sull’1-2 dei quarti di finale di coppa Davis, era davvero impronosticabile. Eppure è successo. Ancora una volta, nello sport in generale e nel meraviglioso sport italiano in particolare, è successo: come implorava uno striscione («San Gennà, fang stù miracl») e con la benedizione di Maria, l’arbitro francese sosia dell’antipatico Bastianich di Masterchef. E così gli azzurri, grazie alla miglior prestazione di sempre della loro storia – considerata la situazione e il calibro dell’avversario Murray, 8 del mondo -, sono zampillati come lapilli del vicino Vesuvio dall’inferno della quasi eliminazione al purgatorio del 2-2 e poi, con il terzo punto di Andreas Seppi contro James Ward, sono tornati dopo 16 anni al paradiso delle semifinali. Purtroppo in Svizzera, contro Federer e Wawrinka, e quindi presumibilmente su un campo molto veloce indoor, il 12-14 settembre.

Pennetta Che Fabio fosse in crescita, dopo la botta al costato di Miami, e una settimana senza allenamenti, si era visto, a tratti, già dal disgraziato doppio di sabato con l’amico Simone Bolelli. Che avesse una gran voglia di togliersi gli schiaffi dalla faccia, come si dice da queste parti, si era capito da mille segnali da puledro purosangue, il primo azzurro che vale i primi 10 del mondo (oggi è 13) da Adriano Panatta e compagni Anni 70. Che ne avesse le possibilità si sapeva dal 2009 a Montecarlo, quando, grezzo e inesperto, mise alle corde lo scozzese col suo gioco-champagne, un tira e molla impetuoso da fondocampo a rete, con violente accelerazioni sul dritto (tallone d’Achille di Andy) e micidiali smorzate spezza-gambe: un ritmo impossibile per il campione di Dunblane. Possibilità aumentate oggi, con Murray che non gioca stabilmente sulla superficie più avara da due anni, per via dei problemi alla schiena, e con Fognini che, invece, in estate ha infilato tre finali in tre settimane sul rosso europeo, firmando Amburgo e Stoccarda e fermandosi sotto il traguardo a Umago, per continuare quest’anno con i tre punti in Argentina in Davis, col titolo a Vina del Mar e la finale a Baires. Perciò il sigillo numero 25 nelle ultime 27 partite sulla terra era plausibile, anche se Murray è appena il terzo «top ten» battuto da Fabio, il primo dei «Fab Four».

Superiorità Ma quello che sorprende davvero nell’indimenticabile 6-3 6-3 6-4 in 2 ore e 20 minuti, è il modo, i 34 vincenti, la magica, irrefrenabile, annichilente, superiorità tecno-fisica che fa volare il 26enne ligure dall’inquietante 1-3 iniziale, troppo pieno di tensione, al 6-3. Un volo fors’anche benedetto dall’arrivo della sua amica particolare, Flavia Pennetta, nella tribuna presidenziale del fantastico circolo sul golfo di Napoli. E sicuramente dettato dalla riscoperta di palle corte, dritto contro dritto e fulminee discese a rete. Con gli applausi di mitico Nicola Pietrangeli: «Finalmente un giocatore che fa pensare il suo avversario, ormai hanno tutti un gioco così meccanico che la palla corta li disorienta, ci arrivano pure, ma sono fuori posizione, fuori dallo schema classico. Bravo, Fabio». Un cocktail micidiale per la regolarità di Andy, shakerato col frizzante tifo di casa, comunque abbondantement nei limiti della normalità di coppa Davis. Come avrebbe convenuto lo stesso campione di Wimbledon olimpico-Us Open- Wimbledon classico, salito nel 2009 fino al numero 2 del mondo.

Bolero Il gioco di Fognini è salito e salito, inesorabilmente, insieme al tifo dei 5000 di Napoli, soffocando Murray sempre più in difficoltà al servizio. Fino a fargliene perdere due di fila, e quindi il set, il comando del match e dei nervi. E quindi buttando alle ortiche le due palle-break che l’italiano torna a concedere, dopo un’ora e un quarto sul 2-3 del secondo set. Poi, frustrato nell’imbuto di un gioco che non trova più sbocchi, sbaglia tutto e cede due servizi di fila, fino al suicidio del terrificante doppio fallo del 3-6 3-6, dopo un’ora e mezza. Da lì in poi, il famoso «Muzza», l’eroe che ha riportato un britannico sul trono di Wimbledon 77 anni dopo Fred Perry ed aveva vinto 19 singolari Davis di fila dall’esordio 2005, ha iniziato a boccheggiare davanti all’ex pazzariello Fognini dei tornei juniores. Che sembra aver messo la testa a posto col coach spagnolo José Perlas e schizza per il campo come un gatto, imprendibile.

Storia Come in qualsiasi commedia dell’arte, c’è stato ancora almeno un game difficile, il terzo, di 12 punti, per l’italiano. C’è stato il protagonista che vomita sul terreno al cambio campo del 4-3, per la tensione. C’è stato il bau bau ospite che, dopo 33 anni, tentava di riportare il suo paese alle semifinali di coppa Davis, e quindi ha gettato comunque le ultime energie sotto il sole sempre più caldo, salvando due match point di classe e disperazione. Ma poi, sul terzo, ha affondato esausto il dritto a metà rete. Così, Fognini ha mimato Luca Toni, come a dire al pubblico… “inglese”: «Non vi sento, non vi sento». E poi, da estroverso qual è, ha orchestrato «O surdato ‘nnammurato» insieme alla gente, e scrivendo, insieme alla storia, un misterioso B.N. sulla terra rossa. Con quella spinta, Andreas Seppi non poteva più fallire la volata del decisivo 3-2. Questa impresa farà da traino ad altre imprese, accenderà nuove passioni, stimolerà nuovi Fognini. «Talmente pazzi da poter fare cose così», come chiosa il «Grande Nick», Pietrangeli.

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