Fisco, scatta l’allarme sui controlli: verifiche solo per i grandi gruppi

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Per le piccole imprese e per i professionisti pagare le tasse in Italia può essere considerato un «optional», come un navigatore satellitare quando si compra un’auto. Il sistema attuale dei controlli, per come è costruito, sembra essere pensato per permettere agli evasori che gonfiano le file di imprese e partite Iva e che dichiarano fino a 5 milioni di euro l’anno, di farla franca. L’analisi, impietosa, è della Corte dei Conti, che ha appena terminato la sua «indagine sugli effetti dell’azione di controllo in termini di stabilizzazione della tax compliance», in pratica un check up alla lotta all’evasione, le cui conclusioni, sono parole dei magistrati contabili, restituiscono «uno scenario invero desolante, nel quale la correttezza fiscale sembra affidata più alla lealtà del singolo contribuente che ad un organico sistema di regole, alla violazione delle quali si riconnettano adeguate e certe conseguenze sfavorevoli». Come dire, chi non paga le tasse è quasi certo di farla franca. E il primo motivo, sottolineato dalla Corte, è la possibilità remota che il Fisco venga a bussare alla porta per fare un accertamento.
I NUMERI
In base alle attuali potenzialità operative dell’amministrazione finanziaria, si legge nel documento, le probabilità per un contribuente che svolga attività indipendente (società, imprese individuali, professionisti, enti non commerciali) sono di incorrere in un controllo approfondito ogni 33 (trentatré) anni. Cioè la quasi certezza per sei milioni di contribuenti, tanti sono quelli che rientrano nella categoria, di non essere mai verificati. Lo scorso anno, spiegano i magistrati, sono stati fatti 167 mila controlli su questi 6 milioni di imprese e professionisti, in pratica tre controlli ogni cento contribuenti. Diversa invece, la situazione per le grandi imprese, quelle che fatturano oltre i 100 milioni di euro. Per queste non c’è modo di sfuggire ai controlli. Ogni anno finiscono sotto l’attenta lente dell’Agenzia delle Entrate 94 grandi imprese su 100. Anche quelle di medie dimensioni sono sottoposte a un controllo più costante. Nel 2013 delle 57 mila che fatturano tra 5 e 100 milioni, oltre 14 mila sono state verificate. Il punto, secondo la Corte, è che proprio nei sei milioni di piccoli imprenditori e Partite Iva si concentra l’evasione di massa», quella che per ora il Fisco non riesce ad intercettare. Anche perché, una volta colti con le mani nel sacco, spiega ancora la Corte dei Conti, se ne esce con poco. Se si accettano le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, si può aderire all’accertamento pagando una sanzione di solo il 16,6% delle imposte evase. Se il reato è particolarmente grave, per esempio una frode, le sanzioni penali sono «destinate a restare inapplicate per prescrizione dei reati o altre cause». Ma se l’analisi è questa, le soluzioni quali sono? I magistrati promuovono alcune misure inserite nella legge di Stabilità, come il reverse charge, l’inversione contabile sull’Iva, per cui a versare l’imposta è l’acquirente e non i fornitore. L’Iva del resto, rimane la tassa più evasa in assoluto e per questo, secondo la Corte, andrebbero eliminate le aliquote intermedie. Ma il vero passo avanti è quello annunciato dal nuovo capo del Fisco, Rossella Orlandi, per cui le banche dati, a iniziare da quella dei conti correnti, saranno usate come strumento preventivo per informare il contribuente di ciò che il Fisco sa di lui e indurlo a pagare il dovuto. Anche su questo la legge di Stabilità ha aperto una porta.

Il Messaggero