Fisco, la Ue all’attacco di Apple e Fiat

SOLDI

Apple e Fiat potrebbero essere costrette a restituire decine di miliardi di tasse non pagate grazie agli accordi fiscali raggiunti con Irlanda e Lussemburgo, dopo che la Commissione europea ha svelato i dettagli dell’inchiesta sui «vantaggi selettivi» concessi alle due multinazionali dai governi dei due paesi. I servizi del commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ieri hanno reso pubbliche le due lettere inviate l’11 di giugno alle autorità di Dublino e del Lussemburgo, con cui viene contestata l’ipotesi di aiuti illegali rispettivamente per Apple e Fiat Finance and Trade (la filiale del gruppo che fornisce i servizi di tesoreria nei mercati europei e internazionali). Secondo Almunia, «nel momento in cui ai cittadini viene chiesto di stringere la cinghia, non si può accettare che grandi multinazionali non paghino la giusta quota di tasse». L’inchiesta lanciata in giugno coinvolge anche Starbucks e i privilegi fiscali concessi dall’Olanda. All’epoca Almunia aveva accusato Irlanda, Lussemburgo e Olanda di aver «rinunciato a tassare una parte dei profitti» delle multinazionali. La guerra contro l’ottimizzazione fiscale – la pratica di utilizzare i regimi più vantaggiosi a livello internazionale per eludere una parte delle tasse – potrebbe costare caro alle tre società, se la Commissione confermerà l’ipotesi di aiuti di Stato illegali. Apple rischia di dover rimborsare le tasse non pagate all’Irlanda dal 2003, mentre Fiat dovrebbe restituire le imposte non versate al Lussemburgo dal 2012.
IL MECCANISMO

Il meccanismo utilizzato dalle multinazionali è sostanzialmente lo stesso: dopo aver ottenuto dai governi l’impegno di un trattamento di favore, Apple, Fiat e Starbucks avrebbero spostato i loro ricavi verso il paese con regimi fiscali più favorevoli. Le decisioni delle autorità fiscali irlandesi «in favore del gruppo Apple» del 1991 e 2007 «costituiscono un aiuto di Stato e la Commissione non ha indicazioni per dire che sia compatibile con il mercato interno», si legge nella lettera di 21 pagine indirizzata all’Irlanda.
Gli accordi che Dublino e Apple hanno «negoziato» per calcolare la base imponibile hanno permesso al colosso di Cupertino di ottenere uno sconto fiscale «selettivo» rispetto alle altre imprese. Anche nel caso di Fiat l’accordo stipulato con il Lussemburgo nel 2012 di fissazione dei prezzi fatturati per le transazioni tra le entità dello stesso gruppo «ha per effetto di ridurre l’onere» fiscale che la filiale del gruppo «dovrebbe normalmente sostenere nell’esercizio della sua attività», dice la Commissione nella lettera di 33 pagine. Per Starbucks, la missiva al governo olandese non è stata ancora pubblicata.
Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le parti avranno un mese per inviare le loro osservazioni. Ma l’inchiesta della Commissione potrebbe durare anni prima della decisione finale.
LA DIFESA

«Il nostro successo in Europa e in tutto il mondo è il risultato di duro lavoro e innovazione da parte dei nostri dipendenti, non deriva da alcun accordo speciale con il governo» irlandese, ha risposto Apple in una nota. «Non abbiamo ricevuto alcun trattamento particolare» e «siamo soggetti alle stesse leggi fiscali che si applicano a innumerevoli altre aziende che operano in Irlanda», ha detto Apple. Fiat, per contro, non ha voluto reagire. Ma in una nota dell’11 giugno aveva escluso di aver «mai ricevuto» un trattamento di favore. «I tax ruling sono una normale pratica diretta a chiarire in anticipo il trattamento di questioni fiscali internazionali ed è del tutto normale che le società si attivino per ottenere chiarimenti ufficiali prima di intraprendere operazioni complesse», aveva spiegato Fiat.

Il Messaggero